Strikedown - 2009
Hardcore-Metal (90's style)
Da 1 a 10: L'intransigenza paga (7)
Articolo di: Enrico De Domeneghi
Quando il senso di un'apocalisse imminete ti si appende alla schiena ed affonda i denti nella tua nuca, due sono le soluzioni possibili: rimanere nell'immobilità a guardare che succede o ergersi sulle proprie gambe e, direbbero gli Have Heart, 'urlare contro quel sole' che sembra accecare i più, per far sapere che non tutto è perduto. Non ancora almeno. Gli Ashes Of Betrayal hanno optato proprio per questa strada, e ci scagliano contro cinque pezzi hardcore in stile Reprisal-Walls Of Jericho-primi Terror che strizzano l'occhio, soprattutto nelle chitarre, agli Slayer. Ma il discorso qui è un po' piu ampio, perchè il maggior pregio di 'First World Collapse' è portare avanti un discorso organico che comprende musica da una parte, un'intifada di testi taglientissimi su tematiche socio-politiche dall'altra ed un ottimo artwork curato da Fabio, dietro alle pelli quanto all'obiettivo e al pc, capace di dare forma tramite le immagini al messaggio degli Ashes Of Betrayal.
Il disco esce per Strikedown Records dopo due demo autoprodotti e vari cambi di line-up. La solida band sarda si è fatta le ossa prima di tutto sul palco, aprendo per alcuni tra i nomi più blasonati della scena a livello non solo nazionale -Cripple Bastards, Sick Of It All e Rise And Fall su tutti. A livello strettamente musicale, comunque, qui si torna indietro di qualche anno, il sound proposto è diretto e genuino, con una buona sezione ritmica alla base ed un altrettanto buon lavoro delle sei corde. Ottimo l'utilizzo della voce, in particolare quando i ragazzi sperimentano cori capaci di dare la svolta ad un intero pezzo. Spiccano infine, ma qui è semplice questione di gusti, 'Look At Yourself' e il suo rallentamento iniziale riuscitissimo e la sferzata finale di 'Greed Over Conscience', dal minuto e cinquanta in poi.
Gli Ashes ci offrono un buon esempio di come un genere dalle fondamenta già definite e ben piantate possa ancora essere suonato con una convinzione tale da imprimere un vero e proprio marchio di fabbrica ai pezzi. L'angustia del contesto in cui si muovono, quel che poteva cioè essere per loro un limite, finisce forse per diventare il punto di forza del disco. L'intransigenza, stavolta, paga.
martedì 23 marzo 2010
ASHES OF BETRAYAL - First World Collapse
giovedì 4 marzo 2010
DIABLO SWING ORCHESTRA - Sing Along Songs For The Damned & Delirious
Candelight - 2009
Avantgarde Metal (particolare insomma)
Da 1 a 10: Degno di nota! (8)
Articolo di: Martina d'Errico
Proposta molto interessante ed originale quella dei Diablo Swing Orchestra, che arrivano dalla Svezia e suonano un misto di metal e avant-garde, creando così un mix veramente irrestetibile e a tratti auto ironico. Tra le loro fila sono compresi un violoncellista ed una cantante mezzo-soprano, ma in questo album troviamo anche un largo uso della tromba.
giovedì 14 gennaio 2010
SAVIOURS - ACCELERATED LIVING
Kemado- 2009
Metal
Da 1 a 10: Diamoci più da fare! (6)
Articolo di: Martina d'Errico
Premettendo che il genere proposto da questa band (heavy metal piuttosto classico con qualche incursione nello stoner) non si addice al mio gusto personale, cercherò comunque di giudicare i Saviours il più obiettivamente possibile e sfruttando le conoscenze (piuttosto sommarie a dire il vero) che ho della musica proposta.
La band, americana, ha già all'attivo due cd e due ep, ma parliamo ora di questo "Accelerated Living".Di postivo c'è sicuramente l'ottima esecuzione dei brani, con suoni aggressivi e potenti ma pulitissimi e le ottime capacità di strumentisti dei vari membri, specialmente per quanto riguarda le chitarre (vedi "Livin' In The Void", "F.G.T." tanto per citare due brani). Anche la voce del cantante è molto buona e adatta al genere proposto. Passando invece ai lati negativi, chi ha voglia di dare un ascolto veloce si scontrerà sicuramente con l'eccessiva durata dei pezzi (5 minuti in media, e non passano neanche tanto velocemente) e la poca particorità e originalità delle canzoni, sia tra di loro che confrontate con altri gruppi dello stesso genere: insomma, sa tutto di già sentito! Inoltre è difficile mantenere l'attenzione per tutta la durata del disco, che risulta troppo dispersivo e monotono, senza avere punti in particolare che venga voglia di risentire.Ennesimo gruppo che ha le capacità, ma deve svilupparle.
giovedì 3 dicembre 2009
LIQUID GRAVEYARD - On Evil Days
My Kingdom Music - 2009
Metal? (Ancora non sono riuscito a capirlo)
Da 1 a 10: poco convincente (5)
Articolo di: Davide Pozzi
Dici John Walker e subito gli appassionati death metal balzeranno dalla sedia in preda a spasimi e ansiosi di sapere quali nuove perle death metal il noto ex chitarrista/cantante dei Cancer abbia confezionato. Dici John Walker e tutti quelli che di death metal ne masticano poco o per niente ti diranno “Chi cazzo è questo tizio?”. Ebbene per mettere le cose in chiaro fin da subito, vi dico che stiamo parlando, come anticipato poche righe fa, dell’ex chitarrista/cantante della death band britannica Cancer, che tanta rabbia musicale partorirono negli anni novanta, tanto da meritarsi la stima e il sostegno di moltissimi estimatori del genere sopra citato.
Sciolti i Cancer definitivamente nel 2006, mr. Walker mette in piedi i Liquid Graveyard, band di difficile collocazione, a cavallo fra il progressive metal, il death e persino qualcosa di gothic; insomma niente di più lontano da quanto fatto sentire in passato. Fin dalle primissime battute si percepisce la grande voglia di John Walker nello sperimentare ed esplorare territori mai neppure immaginati; è così che fra duetti vocali, melodie varie e riff abbastanza inusuali, per il protagonista che li sforna, prende forma il sound dei Liquid Graveyard. Non nego un notevole stupore misto a sconcerto che si prova durante l’ascolto di questo “On Evil Days” e detto sinceramente lungo i cinquanta interminabili minuti nei quali si districa quest’album non sono mancati gli sbadigli e diverse imprecazioni, specialmente in certi passaggi vocali troppo gothic per essere veri. Probabilmente qualcuno (forse si era capito ma non sono fra questi) potrà anche apprezzare il cambio di stile di John Walker; evidentemente si è dimenticato o non conosce per nulla quello che il chitarrista ha fatto nei grandi Cancer.
venerdì 9 ottobre 2009
MORRIGU - The Niobium Sky
Dark Balance - 2009
Metal (gothic? heavy? nu? post? boooh)
Da 1 a 10: Bah... uhmm... boh... (6)
Articolo di: Michele Marinel
Nati come band di doom death metal gli svizzeri Morrigu, che vedono alla batteria la presenza di Merlin Sutter degli Eluveite, hanno dato una notevole sterzata al proprio sound nel giro di soli due album.
'The Niobium Sky' ci presenta una band dedita ad una forma di metal evoluto, complesso, melodico ma a tratti aggressivo, per certi versi progressivo e per altri molto immediato. Uno stile in cui le radici doom si rintracciano solo nel substrato malinconico dei brani si sono fatti più energici e trascinanti, con rimandi anche al death melodico e fraseggi dal sapore maideniano. Un lavoro godibile anche se manca per la verità di quella vena creativa propria di altre band che hanno avuto un percorso analogo, penso ad esempio ai Katatonia o agli Anathema. Gli svizzeri preferiscono un approccio più diretto, a volte con qualche strizzata alla moderna scena thrash, il che rende i pezzi di certo più fruibili, ma gioca a sfavore dell'atmosfera. Un discreto lavoro ma forse un pizzico di personalità in più non guasterebbe.
domenica 4 ottobre 2009
MELY - PORTRAIT OF A PORCELAIN DOLL
Silverwolf-2009
Rock - Metal
Da 1 a 10: Piacevole (6)
Articolo di: Martina d'Errico
I Mely arrivano dall'Austria, nascono nel 1999 ed hanno all'attivo quattro album, l'ultimo pubblicato quest'anno ed intitolato appunto "Portrait Of A Porcelain Doll".
Il genere che propongono è un rock-metal piuttosto classico, che si snoda in nove brani dalla durata considerevole (siamo in media sui quattro minuti e mezzo), con suoni corposi, voce forte e chitarre in primo piano. L'album parte in realtà un po' sottotono, sensazione acuita dal brano acustico "Don't Wake The Sleeping Dog" posizionato troppo presto in scaletta. Tuttavia il disco si riprende con pezzi come "Hell Low" e la seguente "It Is Cold Without Shoes".La band dovrebbe però mettere più incisività negli episodi lenti (oltre al già citato "Dont' Wake The Sleeping Dog", si veda "Maybe Yesterday" e "My Addiction") che risultano troppo dispersivi e faticano a far mantenere l'attenzione e la tensione propri di un disco. Languono un po' anche per quanto riguarda le melodie, che troppo spesso si assomigliano da un brano all'altro, ma questo album è tutto fuorchè sgradevole e resta una piacevole compagnia per gli appassionati delle frange rock e metal più "classiche".
