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lunedì 12 aprile 2010

HALLOWS EVE - The Neverending Sleep

Metal Blade - 2008
Thrash Metal (old - school)
Da 1 a 10: Ottimo (8)
Articolo di: Davide Pozzi



“The Neverending Sleep” segna il ritorno sulle scene degli americani Hallows Eve, thrasher vecchio stampo autori di un classico thrash metal per l’appunto, suonato ed interpretato con grande sapienza, godibile specialmente nelle serate caratterizzate da un alto tasso alcolico; che per quello che mi riguarda, si traduce in una sera sì e quella dopo pure.

Attivi dal lontano 1983, la band di Atlanta ha confezionato in carriera solo cinque full-length (compreso quest’ultimo lavoro) più diverse raccolte e apparizioni su svariate compilation. Non si possono certo definire una delle band più prolifiche della storia, ma ascoltando questo nuovo lavoro mi viene da aggiungere un bel peccato che non sia il contrario, vista la bravura evidenziata brano dopo brano tradotta in grandi doti tecniche ed eccellenti qualità compositive, senza contare poi un’attitudine al genere davvero notevole. Brani come la title-track, “Dance Of The Dead”, “72 Virgins”, “Doors Of Misery”, “The Sun Must Die” sono esempi di quanto detto pocanzi e fanno venire letteralmente l’acquolina in bocca se si pensa alla resa in sede live. La grande facilità con la quale gli Hallows Eve sfornano brani fatti su misura per un headbanging forsennato li rende praticamente irresistibili fin dal primo ascolto, il sound è fottutamente heavy (nel senso di pesante) e maledettamente anni 80; per la serie alziamo un bel dito medio al tempo che passa e alle mode frocio-metal che intasano il mercato.

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lunedì 1 marzo 2010

SCHIZO - Hallucination Cramps


Scarlet Records - 2010
Thrash Metal (violenza allo stato puro)
Da 1 a 10: Disco Assassino! (8)
Articolo di: Davide Pozzi


Dopo un silenzio durato quasi vent’anni, nel 2007 i siciliani Schizo irruppero nel mercato mondiale con quella macchina da guerra dal nome “Cicatriz Black”. L’impatto fu devastante, vuoi per l’attesa spasmodica che si era creata attorno e vuoi per le immense qualità di una delle migliori band che si siano mai viste nel nostro paese, quel disco risultò uno dei più spietati e riusciti dell’anno. Oggi a distanza di tre anni esce il nuovo capitolo della band siciliana intitolato “Hallucination Cramps”.

Dopo una breve intro “Psycho Limbs Cut Apart” ha l’onere di aprire le danze, anzi il massacro. La pesantezza dei suoni della band italiana è impressionante, fin dalle prime battute riff veloci e immediati quanto un infarto fanno presagire che nessuno di noi arriverà vivo alla fine di questo nuovo lavoro. La qualità e la classe della band è come sempre altissima, pezzi come “Ward Of Genocide”, “Deviata Sevitia”, “Isolution” la bellissima “Absent” o la strepitosa “Mind K”, sono veri e propri inni alla violenza musicale, costruiti ed interpretati in maniera impeccabile, dove batteria, chitarra, basso e voce si fondono insieme creando un muro sonoro impenetrabile. Il micidiale sound thrash/death metal che ha sempre contraddistinto la band siciliana fin dal pazzesco debut-album “Main Frame Collapse” datato 1989 è oggi come allora sempre attuale e di grande impatto. La qualità dei suoni logicamente è meno “sporca” di quella di vent’anni fa, ma questo non intacca minimamente la sorprendente riuscita di pezzi che rabbiosamente si scagliano contro il tempo e le mode del cazzo che si sono avvicendate negli ultimi anni; ribadendo il concetto che per ascoltare musica di questo livello in Italia devi passare ancora da loro. Disco assassino.

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lunedì 8 febbraio 2010

OVERKILL - Ironbound

Nuclear Blast - 2010
Thrash Metal (Old School)
Da 1 a 10: Capolavoro (10)
Articolo di: Davide Pozzi



Signore e signori “Ironbound” il disco dell’anno! Lo so come premessa potrebbe risultare leggermente eccessiva e azzardata, questo però solo se a giudicare è chi ancora non ha avuto il piacere d’ascoltare la nuova prodezza musicale di Bobby Ellsworth e soci. A distanza di tre anni dall’ottimo “Immortalis” tornano gli americani Overkill e lo fanno alla grande, sfornando un disco immenso, praticamente impossibile da evitare.

Fin dalle prime note della superlativa traccia d’apertura “The Green And Black” s’intuisce lo stato di grazia assoluto nel quale si trova la band statunitense; un inizio lento, quasi sussurrato, lascia spazio ad una cavalcata lunga ben otto minuti di puro thrash metal, dove le chitarre di Linsk e Tailer diventano le assolute protagoniste sfornando riff e assoli a più non posso. Il brano che segue è la title-track, un pezzo capolavoro che ci prende per mano e ci porta indietro di vent’anni, una sfuriata thrash metal come non se ne sentivano da anni, impreziosita da un assolo da brividi. “Bring Me The Night” ha l’arduo compito di venire dopo due monumenti musicali come quelli appena citati; il pezzo è tiratissimo e fa venire la bava alla bocca al solo pensiero di quello che nascerà sotto i colpi del suddetto pezzo in sede live. “The Goal Is Your Soul”, attraverso i suoi quasi sette minuti, torna a mostrarci le incredibili qualità tecniche di Bobby “Blitz” e soci; mente le successive “Give A Little” e “Endless War” tornano a martellare come se niente fosse e a questo punto la mia testa si è già staccata dal collo! Un delizioso arpeggio introduce “The Head And The Heart”, brano incredibile impreziosito da continui cambi di tempo e caratterizzato ancora una volta da una prestazione vocale eccezionale per opera di Mr. Ellsworth. “In Vain” e “Killing For A Living” parlano lo stesso linguaggio di “Bring Me The Night”, mentre “The SRC”, ha il compito di chiudere il disco, ovviamente nella maniera più aggressiva possibile, sbattendo in faccia a chi ascolta fino all’ultimo istante una serie di assoli, riff e passaggi di batteria da infarto.
Raramente snocciolo in una recensione brano dopo brano, anzi a memoria non ricordo nemmeno di averlo mai fatto, ma la qualità di “Ironbound” è talmente alta che non potevo farne a meno; in un colpo solo disintegra le ultime uscite di Metallica, Megadeth e Slayer, oramai anni luce dal produrre simili dischi. Sfido chiunque a fare meglio.

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mercoledì 23 dicembre 2009

FOMENTO - Either Caesars Or Nothing

Coroner - 2009
Thrash-death, Hardcore.
Da 1 a 10: (6/7) E non c'è tempo per respirare.
Articolo di: Enrico De Domeneghi

Se 'fomento' significa ancora 'istigazione deliberata ed intenzionale alla violenza', l'italico combo ha azzeccato almeno un paio di cose: saper rendere bene l'idea della propria musica già dal nome, ed aver scelto un moniker decisamente stiloso. Attivi dal 2005, eccoli al primo full-lenght per Coroner Records, un lavoro double-fax che ha subito attirato l'attenzione di gente del calibro di Hatebreed e Children Of Bodom.

Double-face soprattutto nella sostanza, direi. 'Either Caesars Or Nothing' è un buon connubio di death-thrash ed hardcore in 12 tracce, in cui i cori da pugna alzate convivono con strutture metal, e gli assoli interrompono sfuriate accacì o breakdown mosh senza grossi problemi. Aggiungici le vocals filo-Jasta del discreto urlatore Marco Krasinski, un massiccio uso del doppio pedale ed ottieni i Fomento. Nulla di più lontano dal death-core frangiato, quello per cui prerogativa fondamentale all'ascolto è essere magri e finti-mori, per intenderci. E infatti, già dal press-kit le intenzioni sono chiare: diventare 'the ultimate anti-emo war machine' (fatevi un giretto sul loro sito http://www.fomento.it, date un'occhiata all'immagine di apertura e vi farete subito un'idea -nda).

Va premiata l'intransigenza, certo, ma questo comporta dei rischi. Perchè se la tua band non si chiama Hatebreed o Salyer, cioè se non hai dimostrato negli anni una credibilità tale da poter permetterti di essere sempre più o meno egregiamente la stessa cosa, rifarsi a stili musicali così triti e sviscerati vuol dire ripetere la ripetizione, giocare a carte scoperte. Ad ogni modo, pur sempre di un debut album si tratta, e se ancora c'è di certo spazio per mettere del proprio, brani come 'Burial At Sea' o 'Faithless' sono già buone preview di cosa i Fomento potranno diventare. Hanno buone potenzialità ma non si sono ancora applicati del tutto. Diamogliene il tempo.

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venerdì 11 dicembre 2009

GAMA BOMB - Tales From The Grave In Space



Earache Records - 2009
Thrash Metal (il solo ed unico)
Da 1 a 10: Thrash'em All!!!! (10)
Articolo di: Davide Pozzi

Grande ritorno degli irlandesi Gama Bomb, probabilmente (anzi levate pure il probabilmente), la migliore nuova realtà thrash metal (quello vero) in circolazione. Giunti al terzo album ufficiale in poco più di sette anni di vita, la band irlandese ha saputo dimostrare attraverso tre dischi ed un’incessante attività live un’attitudine al genere proposto unica nel panorama odierno.

Prelevati direttamente dagli anni ’80 e trapiantati ai giorni nostri per ricordarci come si suona musica metal, i Gama Bomb confezionano l’ennesima prodezza musicale, caratterizzata dall’inconfondibile velocità, freschezza ed energia che sprizza da ogni loro singolo brano. “Tales From The Grave In Space” altro non è che un magnifico inno al thrash metal old school, scuola Exodus, di quello che fa muovere il capoccione di ogni vero metallaro su e giù per una trentina di minuti. Pieno zeppo di riff e assoli immediati quanto mai, come da tradizione, eseguiti magistralmente da Domo Dixon e Luke Graham, è a tratti sconcertante la disinvoltura con la quale la band confeziona pezzi assolutamente irresistibili e di grande qualità; dove spiccano oltre i già citati chitarristi il drummer Paul Caffrey, il bassista Joe McGuigan e la superlativa voce del singer Philly Byrne. Dopo il bellissimo “Citizen Brain” del 2008, “Tales From The Grave In Space” segna in maniera ancora più indelebile il nome della band irlandese sul taccuino di ogni estimatore del genere thrash metal e non solo. Per quello che mi riguarda, un lavoro assolutamente imperdibile, fra l’altro l’intero album è scaricabile gratuitamente. Thrash’em all!

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EVILE - Infected Nations



Earache Records - 2009
Thrash Metal (old-school)
Da 1 a 10: Passo indietro (6)
Articolo di: Davide Pozzi

Due anni dopo l’uscita del debut-album “Enter The Grave”, tornano i thrasher Evile con un nuovo lavoro dal titolo “Infected Nations”. Considerati da molti come una delle più promettenti nuove realtà in ambito thrash metal, la band inglese grazie ad un’intensa attività live che li ha visti calcare i palchi di mezza Europa al fianco di mostri del calibro di Exodus, Megadeth e Amon Amarth ha confermato tutte le aspettative che erano venute a galla dopo l’ottimo debutto.

Da sempre debitori verso il più puro e diretto dei thrash metal, scuola Slayer ed Exodus tanto per intenderci; in questo nuovo lavoro gli Evile pur mantenendo intatte le loro caratteristiche cambiano approccio, abbandonando quasi del tutto l’immediatezza e la sfrontatezza che aveva caratterizzato il primo disco, per proporre brani meno veloci e più ragionati: “Now Demolition”, “Nosophoros”, “Genocide” e in generale ogni pezzo di “Infected Nations” suona in maniera diversa. Pur essendo passati solo due anni dal precedente capitolo, sembra quasi d’ascoltare un’altra band, completamente impegnata con la ricerca del proprio stile. E’ innegabile che questa scelta, se pur logica e sinonimo di personalità, va a pesare sulla totalità del disco, che risulta abbastanza sottotono e debitore di svariati ascolti per essere apprezzato del tutto, senza mai suonare esaltante come il suo predecessore nemmeno per un istante. Precisato ciò, per chi scrive, la band inglese rimane pur sempre, per qualità tecniche (la traccia strumentale “Hundred Wrathful Deities” ne è una prova) e per quello che potrebbe fare in futuro, una delle più interessanti realtà in ambito thrash metal. Diamogli un’altra occasione.

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venerdì 4 dicembre 2009

SUICIDAL ANGELS - Dal profondo dell'oscurità




Intervista a: Patos (guitar)
Articolo di: Davide Pozzi

Appena usciti con il loro devastante secondo album "Sanctify The Darkness", i greci Suicidal Angels si apprestano a mettere a ferro e fuoco l'intera Europa, con una serie di date al fianco dei Kataklysm. Patos chitarrista della band ellenica, risponde ad alcune delle nostre domande.

Ciao ragazzi, come vanno le cose?
Ciao, tutto bene! Siamo stanchi perché proviamo cinque giorni a settimana, ma finalmente a gennaio saremo on the road. Siamo eccitati perché il nostro nuovo album è appena uscito e vogliamo sentire il parere dei nostri fan.

Il vostro secondo album “Sanctify The Darkness” è appena uscito, cosa puoi dirmi al riguardo?
Beh è senza dubbio il nostro lavoro più maturo. Abbiamo investito un sacco di denaro per questo disco, è stato registrato in Germania nel marzo 2009 con l’aiuto di R.D. Liapakis dei Mystic Prophecy ed è fino ad ora la nostra creatura più professionale. E’ uscito per Nuclear Blast e abbiamo già girato un videoclip per uno dei brani.

Cosa troviamo in questo nuovo album che non era presente in “Eternal Domination”?
“Sanctify the Darkness" è decisamente più maturo rispetto “Eternal Domination”. Abbiamo avuto il tempo di esaminare la struttura delle canzoni, inserendo parti mid-tempo senza però alterare quello che sono le nostre caratteristiche. Come ho detto prima il nostro debutto è stato come una jam session, il nostro secondo “figlio” è più variegato, suona meglio in termini di produzione (poiché abbiamo registrato in condizioni professionali) e ha molti altri dettagli in più.

Dopo un ottimo debut-album, si sono create molte aspettative per il vostro nuovo lavoro, come avete gestito questa pressione?
In realtà non abbiamo ricevuto nessuna pressione, dal momento che quando abbiamo iniziato a registrare l’album non avevamo ancora firmato con la Nuclear Blast. Semplicemente cercavamo una nuova label per promuovere il nostro lavoro ed è spuntata la NB. Così non abbiamo avuto nessuna pressione, ci siamo presi il nostro tempo per comporre i pezzi e in circa venti giorni le registrazioni sono finite.

Come procedete per la creazione dei brani?
Si tratta di un lavoro collettivo. Abbiamo sempre composto le nostre canzoni in sala prove, lavoriamo a casa su diversi riff e idee, poi mettiamo tutto insieme e cerchiamo di tirarne fuori qualcosa. Cerchiamo di capire cosa si adatta meglio ai diversi riff e alla fine della giornata tiriamo fuori due tre pezzi. Poi Nick scrive i testi e Angel diverse volte lo aiuta, dopo di che la canzone è fatta. A volte però non è così facile, potrebbe passare una settimana senza tirare fuori nulla di buono e poi magari scrivere tre brani in un giorno solo. Tutto dipende dal nostro stato d’animo e da quanto siamo ispirati.

Da dove viene fuori la fantastica cover di “Sanctify The Darkness”?
La cover è stata creata da Kristian Wahlin e siamo convinti che nessuno avrebbe potuto fare di meglio. Fondamentalmente la Nuclear Blast ha assegnato il compito a Kristian, perché noi non avevamo nulla in mente di particolare che potesse essere utilizzato come cover, gli abbiamo solo dato un paio d’idee su quello che volevamo vedere in copertina e lui l’ha fatto! Noi la amiamo è una cover fantastica.

Quanto è importante l’esibizione live per una band come la vostra?
I live sono sempre stati importanti, non solo per i Suicide Angels ma per ogni heavy metal band che si rispetti. E’ il luogo dove una band ha la possibilità di dimostrare ai fan che tutto quello che sentono in un disco è reale. Si arriva sul palco, tutti insieme e lì dimostri a tutti se sei vero o falso. L’esecuzione live di fronte ad un pubblico “selvaggio”, è un sentimento che non si può paragonare a nulla. L’energia, il ruggito della folla, le luci, il sudore, il calore; non si può spiegare è semplicemente fantastico.

Voi siete una band 100% thrash metal, quali sono le vostre principali influenze?
In realtà il nostro sound è anche death metal, ma è vero in gran parte facciamo thrash. Le nostre influenze variano a seconda dei gusti dei membri della band, ognuno di noi ha dei gruppi preferiti. Anche se tutti noi amiamo band come: Slayer, Kreator, Forbidden, Dark Angel, Sepultura. Talvolta riascoltando la nostra musica troviamo delle similitudini con band come Suffocation e Possessed!

Quali sono gli immediati progetti futuri?
I nostri progetti per il futuro…Beh il 7 gennaio cominceremo un tour con Kataklysm, Belphegor, Darkest Hour e Resistance. I primi di febbraio torneremo a casa, dove forse faremo un altro tour, ma non c’è ancora nulla di organizzato. L’8 maggio abbiamo in programma un grosso concerto ad Atene e poi abbiamo diverse esibizioni da fare nei vari festival estivi. Sarà un grande anno per noi.

Confesso che non vedo l’ora di sentire live brani come Bloodthirsty”, “Apokathilosis”, “Lies”, “No More Than Illusion” o la spettacolare “Atheist”. Quando verrete a suonare in Italia?
Saremo a Bologna il 19 gennaio durante il tour con i Kataklysm e sappiamo che voi ragazzi ci sarete. Abbiamo sentito molto parlare dei nostri fratelli italiani e vogliamo scoprire da soli se il pubblico italiano è davvero pazzesco come si dice in giro. Vi aspettiamo all’Estragon di Bologna sotto il palco! Saluti.

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giovedì 3 dicembre 2009

PITBULL TERRORIST - La rivolta ha inizio








Intervista a: Pitbull Terrorist
di: Davide Pozzi

Hanno i volti coperti, poche sono le note biografiche sulla loro vita. Tutto quello che è ben chiaro sono le loro intenzioni bellicose nei confronti del sistema e non solo quello musicale. Rabbia, violenza e follia sono le parole migliori che descrivo i Pitbull Terrorist e la loro musica. Di seguito una breve ma significativa intervista ad uno dei membri della band.

Ciao ragazzi, come vanno le cose?
Al solito grazie. Stiamo organizzando scioperi e altra merda!

Sta per uscire il vostro album “CIA”, cosa volete dirci al riguardo?
L’atmosfera dell’album è aggressiva: è malato, austero, stimolante, preoccupante e inquietante. Sarete sorpresi da esso.

Qual è il vostro messaggio?
Noi non abbiamo intenzione di dare risposte alla gente. Ci poniamo delle domande. Usando altri termini: tutti noi abbiamo della merda nei nostri pantaloni, noi non siamo quelli che vengono a pulirti il culo, siamo quelli che vengono a dirti che si sente puzza di merda. Ascolta e impara.

Come mai la scelta di utilizzare la musica per divulgare le vostre idee?
La musica è un linguaggio universale. In questo modo possiamo avere più alleati che in qualsiasi altra maniera.

Com’è nata l’idea di creare i Pitbull Terrorist?
Noi quattro ci siamo seduti ad un tavolo per cercare di capire qual era il piano migliore per portare avanti i nostri piani. Così venne fuori l’idea di usare la musica, ovviamente aggressiva, per divulgare il nostro messaggio. E qui ci troviamo ora, pronti per la fase successiva. Sentirete parlare di noi.

Come mai la decisione di chiamare l’album “CIA”?
Perché no? Avevamo diverse opzioni per il titolo, ma questo si adatta meglio ai nostri scopi.

Chi è l’autore dei testi dei Pitbull Terrorist?
Dietro i testi dei nostri brani ci sono le idee di tutti noi.

Come possiamo definire il vostro sound?
La nostra etichetta ci definisce Terror Thrash, ma per noi è solo un tentativo di etichettare e schematizzare la nostra musica. Ascolta e impara.

Quali sono le vostre influenze musicali?
Potete scoprire le nostre influenze ascoltando la nostra musica, non c’è bisogno di elencarle qui.

Avete in programma un tour?
Per adesso non dico nulla. Verrete informati al momento giusto.

Quali sono gli immediati progetti futuri?
Questo è il nostro progetto futuro. C’è molto che deve ancora venire. Aspetta e vedrai.

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giovedì 26 novembre 2009

VEHEMENT – All That's Behind


My Kingdom - 2009
Thrashone testamentario
Da 1 a 10: La vecchia scuola ha sempre ragione (7)
Articolo di: Michele Marinel

Pare che la nostrana My Kingdom si sia data una bella scossa e dopo gli ottimi Symbolic, pubblica anche i veronesi Vehement.
Il verbo sono di cui si fanno alfieri i nostri è quello del thrash metal, il cui revival non è mai stato così in voga come in questo periodo. Un'operazione ruffiana allora? No, niente affatto.

Dai solchi di questo debutto trasuda onestà e convinzione e un gusto per l'impatto violento ma ragionato figlio di lunghi ascolti di thrash del periodo a cavallo tra gli 80 e i 90. In particolare ascoltando i pezzi di questo All That's Behid tornano in mente i Testament vecchia maniera magari non quelli più funambolici ed eclettici, ma sicuramente la band di Chuck Billy è uno dei principali riferimenti dei Vehement.
La band veronese comunque riesce a delineare una propria personalità, seppur limitata dai canoni di un genere inteso nella sua maniera più tradizionale. Ottimi riff si associano a buoni assoli, sostenuti da una sezione ritmica compatta e precisa. Andrebbe invece migliorato il cantato, davvero sotto tono. Un album musicalmente ben suonato e ben concepito, in cui le partecipazioni di svariati guest sono dei cameo che impreziosiscono l'opera e non dei meri riempitivi come capita troppo spesso.
Un plauso va alle due asce, Filippo Buzzi e Davide Girardi, la cui intesa è pressochè perfetta.
In questo disco troverete tutto quello che potete aspettarvi: stop and go, rallentamenti ed improvvise accelerazioni, violente bordate ed aperture melodiche. Certo forse non tantissime sorprese, ma un sacco di buon thrash.

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lunedì 9 novembre 2009

SUICIDAL ANGELS - Sanctify The Darkness



Nuclear Blast - 2009
Thrash Metal (Thrash a go go!)
Da 1 a 10: Grande conferma (8)
Articolo di: Davide Pozzi

Secondo lavoro per i thrasher Suicidal Angels, band Greca che si era fatta conoscere due anni fa con il debut-album “Eternal Domination”, discreto lavoro pieno di buone intenzioni e parecchi spunti interessanti. Cominciamo subito con il dire che le aspettative suscitate dal disco precedente vengono ampiamente soddisfatte in questo nuovo “Sanctify The Darkness”, disco davvero ben confezionato caratterizzato da un thrash metal di ottima fattura pesantemente influenzato dalle grandi band europee portabandiera del genere sopra citato come Kreator e Destruction.

Fatta questa premessa è logico dunque attendersi brani diretti e veloci quanto mai, costruiti su riff pesanti conditi da numerosi assoli tipici del genere, sollecitati da un lavoro al basso e dietro le pelli votato al massacro, il tutto esaltato dalle grida del singer Nick Melissourgos. Pur preferendo la corrente americana del thrash metal, è impossibile non riconoscere i meriti dei Suicidal Angels; brani come “Bloodthirsty”, “Apokathilosis”, “Lies”, “No More Than Illusion” o la spettacolare “Atheist” hanno lo stesso effetto di una cannonata e sono solo alcuni esempi della maturità compositiva raggiunta dalla band greca in soli due anni, che oltre a mettere in chiaro il totale menefreghismo verso qualsiasi compromesso (e che dio li benedica per questo) dimostrano anche una grande attitudine verso il genere proposto. Insomma dieci brani più una breve track strumentale che conquistano fin dal primo ascolto e che fanno intuire le fantastiche battaglie che si consumeranno on stage lungo il tour che promuoverà quest’ottimo “Sanctify The Darkness”. Decisamente consigliati.

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venerdì 30 ottobre 2009

SLAYER – World Painted Blood



Sony - 2009
Thrash metal (a manetta!)
Da 1 a 10: SLAYEEEEER! (666)
Articolo di: Michele Marinel

O Slayer o morte!Posto questo paletto nelle vostre vite o, in alternativa, nel vostro sterno, parliamo del nuovo album del quartetto losangelino. L'undicesimo lavoro in studio di Tom Araya e soci è, come al solito, una mazzata che non ammette repliche, nonostante tutto quello che possiate aver letto su riviste di settore o in rete, non aspettatevi un nuovo “Reign In Blood”.

Come sempre accade un album degli Slayer è una spanna al di sopra della media dei dischi thrash metal che potete trovare in circolazione e “World Painted Blood” non fa certo differenza. Undici brani dal bel tiro, con uno stile scarno ed asciutto, a tratti dal piglio hardcore punk nella loro essenzialità, ma capaci ancora di fomentare un pogo selvaggio (anche se siete da soli). “World Painted Blood” riecheggia qua e là i tempi d'oro della band, strizza l'occhio in qualche punto anche a “Divine Intervention”, dimenticandosi delle virate più moderne di “Diabolus In Musica” (album troppo sottovalutato) e “God Hates Us All” (album invece anche troppo sopravvalutato) facendo il paio con il precedente lavoro. Gli Slayer oggi richiamano se stessi, autocitandosi in qualche caso, peccando di originalità certo, ma restando caparbiamente coerenti con uno stile forgiato negli anni e capaci ancora di sfoderare alcune chicche come la sulfurea “Beauty Through Order”, che rimanda agli storici mid tempo della band, o la deflagrante “Psychopathy Red” che testimonia ancora una volta la capacità di Jeff Hanneman di tirare fuori riff affilati come rasoi quando ci si mette. Anche Mr. Kerry King da un apporto di valore all'album con due pezzi molto carichi come “Public Display Of Dismemberment” e la conclusiva “Not Of Ths God” e anche grazie ai suoi assoli come sempre assolutamente schizofrenici.Rimane escluso dai credits dei brani il buon Dave Lombardo, che da comunque un'egregia prova di se dietro le pelli, pur sapendo di poter fare molto di più se solo gli fosse concesso il dovuto spazio.In globale un album che nulla aggiunge e nulla toglie alla carriera degli Slayer, ma nonostante questo, lo ribadisco, un disco che stacca ampiamente tutta la concorrenza.

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sabato 24 ottobre 2009

REVOCATION - Existence Is Futile


Relapse - 2009
Techno death thrash
Da 1 a 10: Tanto di cappello (8)
Articolo di: Michele Marinel

Ottima la seconda prova dei Revocation, band che fa dell'alto tasso tecnico il suo punto di forza.
Parliamo qui di un thrash metal complicato e cervellotico che si rifà alla scuola dei primi Atheist. Ritmiche serrate e riff abrasivi ma anche abbastanza diretti che sfociano in aperture dal sapore progressive o jazz, oppure si diluiscono in assoli funambolici.

Riferimenti abbastanza evidenti appaiono anche quelli ai Cynic (per le parti jazzate già citate), ai testament del periodo attorno a "Practice What Thou Preach". Se il disco si connota per la prima parte come prettamente thrash progressivamente le composizioni si sporcano anche di death metal, elemento che dona ancor più varietà al sound della band.
Impeccabile la prova dei musicisti, capacissimi di colpire dritti al volto quanto di sfoggiare momenti di alta classe ed arrangiamenti piuttosto ricercati o di svisare in aperture melodiche ma abrasive figlie dell'heavy metal più classico (ascoltatevi l'inizio di "Anthem of The Betrayed"). Pecca più evidente dell'album è invece l'approccio vocale, per la verità un po' monocorde. A parte questo però il disco si muove sempre su standard elevati e potrà sicuramente avere un posto in evidenza nella collezione di qualunque fan del genere.

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giovedì 15 ottobre 2009

DESTRUCTION - The Curse Of The Antichrist


AFM Records - 2009
Thrash Metal
Da 1 a 10: Devastante (9)
Articolo di: Davide Pozzi

Diciamocelo la sezione live è il banco di prova di ogni band metal e non solo, situazione nella quale un gruppo si rivela per quello che realmente è; sopra un palco non puoi certo raccontare balle o mascherare lacune grazie a produzioni super, in definitiva o spacchi il culo o fai cagare. Per questo quando vengono rilasciate testimonianze live su disco, l’operazione mi incuriosisce sempre, specialmente se il live in questione è quello di una delle band più devastanti della scena thrash metal mondiale, vale a dire i grandissimi Destruction.

Registrato in parte a Tokyo e in parte durante l’esibizione al mitico Wacken, “The Curse Of The Antichrist” è l’ennesima prova della grandezza della musica dei Destruction, costruita ad arte per creare scompiglio e sprigionare tutta la sua carica durante le esibizioni live, grazie a tre semplici fattori: brani killer, suoni praticamente perfetti e un’interpretazione, come sempre, fuori dal comune. Il materiale a disposizione della band tedesca è così ampio, visti i quasi 30 anni di carriera alle spalle, che “The Curse Of The Antichrist” non può che essere un doppio cd dove trovano spazio 22 accettate thrash metal pescate dal glorioso passato e dagli ultimi devastanti lavori. E’ così che fra brani mitici come: “Curse The Gods”, “Antichrist”, “Death Trap”, “Mad Butcher” e pezzi nuovi come “Devolution” o la stupenda “Urge (The Greed Of Gain)”, Schmier e soci sfoderano una prestazione ad altissimi livelli con una carica quanto mai rara alla faccia degli anni che passano; dimostrandoci di essere non solo in una forma a dir poco invidiabile ma ad oggi almeno dieci spanne avanti a band ben più blasonate, diventate oramai una fottuta parodia di se stessi. Impossibile farne a meno.

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giovedì 10 settembre 2009

MEGADETH - Endgame

Roadrunner - 2009
Thrash Metal (più o meno)

Mi piace l'idea di battezzare questo spazio con un caposaldo del metallo pesante: i Megadeth.
E diciamocelo, ogni metallaro che si rispetti un album dei Megadeth lo aspetta sempre con trepidazione. Succede la stessa cosa per i Metallica e per gli Slayer, con l'unica differenza che questi ultimi non fanno dischi di merda da almeno quindici anni, i primi due invece si!

Leggo i rumors in rete e leggo che questo disco riporerà i Megadeth ai tempi di “Rust In Peace” è già penso che sarà una cagata di livello allucinante. E invece no. Chiariamoci, “Endgame” NON E' “Rust In Peace”, però è davvero il miglior disco di Mustaine dai tempi di “Countdown To Extinction”, mica cazzi.
Vi risparmio un noioso track by track anche perchè il disco ve lo dovete prendere e lo dovete ascoltare.
Va detto che in questo disco Mustaine recupera elementi appartenenti a diverse fasi della sua creatura, miscelandoli e rielaborandoli. Echi del capolavoro “Rust In Peace” sono presenti sopratutto nei pezzi più veloci e graffianti come la straordinaria “This Day We Fight” e nella talgiente “Headcrusher”, il resto dei brani si legano più saldamente alla vena più melodica dei Megadeth, tralasciando però i cori ruffiani del passato e riuscendo ad essere quasi sempre convincenti ed ispirati, benedetti anche da una vena solistica con le palle, con il nuovo acquisto Chris Broderick in grande spolvero, ma soprattutto con una marea di assoli che non sono messi lì tanto per fare il disco metal, com'era successo su “The System Has Failed” o (aaaaargh) su “The World Needs A Hero”.
Verso la fine il disco mostra un po' di fiacca con brani come la semi ballad “The Hardes Part Of Letting Go... Sealed With A Kiss”, che ricorda un po' troppo il precedente album ma si salva a metà trasformandosi in un pezzo di roccioso heavy-power americano. Da notare la perfetta sintesi di vecchio e nuovo del brano posto in chiusura, “Nothing Left To Lose” che rimanda addirittura ai tempi di “Peace Sells...” nella strofa e al periodo “Countdowun/Youthanasia” nel refrain.


Da 1 a 10: Ci piace un sacco (8)

Michele Marinel


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