Black/Death Metal (orientalizzato)
Da 1 a 10: Originale (7)
Articolo di: Martina d'Errico
domenica 1 agosto 2010
RUDRA - BRAHMAVIDYA: TRANSCENDENTAL I
domenica 18 aprile 2010
TRIPTYKON – Eparistera Daimones
Avantgarde:Extreme:Genio
Da 1 a 10: (10)
Articolo di: Michele MarinelBisogna stare attenti con Thomas Gabriel Fisher, l'artista svizzero ci ha abituati a grandi balzi in avanti come fece ai tempi con i suoi (seppur rozzi) Hellhammer o con i primi grandissimi Celtic Frost, come a sonori capitomboli come con gli ultimi album della prima incarnazione della sua formazione più nota, a svarioni non indifferenti come quello a nome Apollyon Sun, e a grandi resurrezioni come accadde con il ritorno sulle scene dei Frost qualche anno fa.
Ora diciamocela tutta, chi non ha pensato che il nostro beniamino si fosse di nuovo sputtanato abbandonando di nuovo i CF e facendoli nuovamente naufragare nell'blio dopo un ritorno con i controcazzi con lo splendido "Monotheist". Al sottoscritto il dubbio era venuto e penso anche a voi.
Quando annunciò il ritorno sulle scene con una nuova band la speranza era tanta, la preoccupazione anche. Ora che ci ritroviamo in mano il primo vagito dei suoi nuovi Triptykon possiamo tirare un sospiro di sollievo: questo disco è una bomba!
Inutile stare qua a spiegarvi questo lavoro pezzo per pezzo, sarebbe svilente per un'opera del genere. Basti sapere che questo progetto musicale è realmente la prosecuzione della migliore tradizione celticfrostiana e anche qualcosa di più, una riesumazione di tutto ciò che è stato Fisher in musica, dagli Hellhammer in avanti, driblando le cazzate fatte in passato e portandosi dietro la propria eredità migliore, ma allo stesso tempo proiettandosi in avanti.
Indefinibile a livello stilistico "Eparistera Daimones" racchiude in se tutto ciò che è stato il metal estremo dai suoi albori ad oggi, nella sua veste più genuina. E' un lavoro gotico nel senso di oscuro ma anche per quella che potremmo definire una sorta di elevazione spirituale inversa, un inabissarsi nei meandri più profondi del malessere e dell'angoscia. E' black per il suo essere un monolite nero che si erge minaccioso sull'ascoltatore, una massa dalla superficie scabra che inghiotte ogni luce ed ogni speranza. E' death per la sua forza, per il suo impatto, per la capacità di travolgere quando si accelera. E' doom per il suo suono mastodontico e per il suo incedere pachidermico e funereo nei momenti in cui si rallenta. E' tutto questo e niente di tutto ciò perchè in realtà riconoscerete poco o nulla del black, del death o del gothic o del doom per come siete abituati ad intenderli, eppure ci sono, perchè in realtà è stato quest'uomo a inventarsi quasi tutto e a stravolgere i canoni da lui stesso imposti, forgiando quello che probabilmente è stato in assoluto il primo gruppo avantgarde della storia del metal e che nei Trypticon trova il suo prosieguo.
Un disco ai limiti della perfezione se avete lo stomaco e la capacità di affrontarlo dall'inizio alla fine (e non è poco), impreziosito da una confezione curatissima e dallo splendido artwork concesso dal grande Giger.
Più che un disco un'esperienza... che vi farà male. Soffrite!
venerdì 16 aprile 2010
KONGH - Shadows Of The Shapeless
Death (+ black e solite solfe)
Da 1 a 10: Trascurabilissimo (5)
Articolo di: Martina d'Errico
Sarà che l'atmosfera primaverile non si addice a musica di questo genere, sarà che i Kongh non propongono niente di particolarmente rivoluzionario, fatto sta che dopo la prima, interminabile canzone, avevo già voglia di chiudere e passare ad altro.
Ma, dato che sono una redattrice come si deve (o almeno mi piace crederlo!) sono andata fino in fondo, in modo da poter dare un parere fondato.
Come avrete intuito da nome, titolo e copertina, gli svedesi suonano il solito death/black metal cercando di essere più cattivi dei vicini norvegesi. Perdonatemi il sarcasmo ma dopo aver ascoltato cd su cd tutti più o meno uguali, mi capita di non sapere più cosa dire.
Al solito, ci troviamo di fronte a buone capacità tecniche e strumentali, ma quello che manca a questo disco, così come a tanti altri dello stesso genere e non, è un'anima, un qualcosa che lo distingua, che faccia venire voglia di ascoltare proprio quello invece di un altro e che permetta, una buona volta, di renderlo un disco da ricordare per più di due giorni dopo l'uscita.
Anche in questo caso sono sicura che i cultori del genere si divertiranno non poco su questi cinque pezzi, e mi sento quasi di consigliarne l'ascolto; tutti gli altri, passino pure avanti senza indugi.
lunedì 29 marzo 2010
DARK END – Assassine
Crash & Burn - 2010
Symphonic Black Metal
Da 1 a 10: Notevole (7)
Articolo di: Michele Marinel
Notevole secondo album per questo ensamble black metal tutto italiano. Partendo dalla confezione, con un artwork davvero suggestivo, passando per un concept non scontato (nonostante all'apparenza possa sembrare il contrario) per finire con il contenuto e la sostanza di un disco che pur non essendo rivoluzionario, da respiro ad un genere da parecchio tempo in decadenza.
Fin dal titolo il tema del disco è chiaro: si parla di donne che uccidono, di assassine, appunto. Un concept che snocciola le sanguinarie avventure di differenti donne che hanno segnato la storia del crimine. Si spazia dall'Italia agli Stati Uniti passando per la Francia e per la Nuova Zelanda. Sorprendentemente la contessa Bathory manca all'appello, forse per non cadere nel banale, anche se un capitolo sulla prima serial killer della storia avrebbe calzato a pennello.
Musicalmente l'album è un riassunto di parecchio black metal sinfonico tra la fine degli anni '90 e l'inizio del decennio successivo. Il suono è pulito, l'esecuzione precisa, i brani piuttosto articolati. Sicuramente la band fa riferimento ai grandi nomi del genere. Certe orchestrazioni magniloquenti riecheggiano i Dimmu Borgir degli ultimi album, i passaggi più feroci ricordano invece i Satyricon di Nemesis Divina, la componente teatrale e certe bordate in cui al black si mescolano heavy e thrash invece occhieggiano i Cradle Of Filth del periodo di mezzo. Echi, sia ben chiaro, non plagi, perchè la band si muove comunque su coordinate sue proprie, anche se debitrici nei confronti della tradizione del genere.
Certo non un album che sconvolge una scena ma, come si diceva in apertura, un disco che si fa apprezzare, che fluisce in maniera disinvolta nonostante la lunghezza e la complessità dei brani, e che dimostra che si può dire ancora qualcosa di interessante in una scena come quella del black sinfonico. Non da poco.
domenica 7 marzo 2010
CRYFEMAL - Increibles Tormentos
Bloodred Horizon Records - 2009
Black Metal (anticristianesimo iberico)
Da 1 a 10: Un lavoro che nel 2010 non mi soddisfa (5)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Prima di imbattermi in questo "Increibles Tormentos" non ero neppure a conoscenza dell'esistenza dei Cryfemal, formazione black metal spagnola il cui monicker sta per Cry The Evil Faith, attiva dal 1997 e con alle spalle una marea di uscite fra cui spiccano ben cinque full.
Quello che vado a recensire è un disco di otto tracce per poco più di mezz'ora di musica, un black metal piuttosto tirato e furioso che talvolta usufruisce di synth mai invadenti per enfatizzare l'atmosfera. Nelle parti più veloci il suono si fa piuttosto grezzo e sporco, andando di comune accordo con uno screaming sguaiato e sofferto, mentre è nei rallentamenti che si cerca qualche variante sul tema, ad esempio in "Negro Metal" il feeling che si percepisce è di stampo depressive. Sfortunatamente i Cryfemal non pungono nè quando partono a testa bassa, nè quando cercano di ragionare.
In tutta sincerità non trovo alcun motivo di interesse in questa uscita, nè per novità, nè per qualità esecutiva ma nel mondo dei social network non vi costerà nulla recarvi sul myspace della band (http://www.myspace.com/cryfemal) e verificare o smentire le mie parole con le vostre orecchie.
domenica 28 febbraio 2010
DARK FORTRESS - Ylem
Century Media - 2010
Nero atmosferico
Da 1 a 10: sanno arrangiare (7)
Articolo di: Michele Marinel
Terzo album in casa Century Media e sesto per la carriera dei Dark Fortress che si riconfermano come una delle realtà più interessanti dell'attuale panorama black metal, sebbene dimostrino anche alcuni limiti che sembrano non riuscire a superare. “Ylem” infattti appare come un sunto di tutto ciò che i Dark Fortress riescono ad essere, nel bene e nel male.
Riuscire a comporre un disco di oltre 70 minuti che sia convincente dal primo all'ultimo brano non è impresa certo da poco, ma la band tedesca ci riesce egregiamente, cesellando composizioni dall'ampio respiro, alternando momenti funerei e catacombali, dominati da lugubri downtempo e da sinistri arpeggi, con sfuriate dal sapore sfacciatamente svedese. La band riesce ad elevarsi a livelli molto alti grazie alla sua capacità di arrangiare i brani in maniera personale e eclettica, sfiorando certo avantgarde, grazie ad un lavoro eccellente dei chitarristi che, in pulito, dimostrano grande fantasia, e grazie anche alle corde vocali di un singer versatile ed espressivo. E così nei brani più atmosferici la band riesce a risultare coinvolgente e convincente anche nei pezzi più lunghi. La faccenda si complica nelle parti più tirate e metalliche perchè in quegli ambiti il combo germanico sembra perdere buona parte della sua verve abbandonandosi a riff piuttosto banali, figli del black thrash leccatino degli ultimi Dimmu Borgir.
Un difetto non da poco, ma anche un limite che viene in gran parte superato grazie proprio a quegli arrangiamenti di cui si parlava poco sopra e che devono essere stati uno degli elementi che ha portato i Dark Fortress ad essere apprezzati addirittura da sua maestà Thomas Gabriel Fisher.
Comunque un gran bel disco nelle sue parti più sulfuree e non tradizionali, che per fortuna compongono la maggior parte del lavoro.
mercoledì 24 febbraio 2010
DEADLY CARNAGE - Decadenza
Black Metal (con incursioni decadenti)
Da 1 a 10: Ottima prova! (8)
Articolo di: Martina d'Errico
I Deadly Carnage sono un gruppo del riminese che si dedica a suonare un genere a cavallo tra black e death metal. Nati nel 2005, grazie ad un'intensa attività di auto promozione attraverso internet ma soprattutto alla gran voglia di suonare dal vivo, il gruppo si è fatto conoscere ben presto in tutta la romagna e successivamente anche oltre, iniziando così a partecipare a vari festiaval di settore (in Maggio li vedremo sul palco del Black Lake Metal Fest).
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martedì 23 febbraio 2010
BLOOD OF KINGU - De Occulta Philosophia
Debemur Morti Productions - 2009
Black Metal (ipnotico ed esoterico)
Da 1 a 10: Ristampa del nuovo progetto di Roman Saenko (6)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Originariamente uscito nel 2007, "De Occulta Philosophia" rappresenta l'esordio dei Blood Of Kingu, formazione ucraina che prende il nome da una divinità della mitologia Babilonese e che vede fra le proprie fila la presenza di Roman Saenko già attivo negli Hate Forest e nei Drudkh. Oggi questo disco vede nuovamente la luce grazie alla ristampa della Debemur Morti e così ha la possibilità di una maggiore diffusione.
Il concept lirico ruota intorno alla storia e alla mitologia mediorientale, con riferimenti principali alle popolazioni dei Sumeri e degli Egizi; la musica invece è un black metal piuttosto tirato che utilizza una certa ripetitività per creare un andamento ipnotico, supportato da sporadiche vocals, simili a invocazioni o oscuri incantesimi piuttosto che ai tradizionali growl o scream. Anche la scelta di suoni scarni e poco levigati permette di ricreare atmosfere occulte e magiche. Stilisticamente brani come "Your Blood, Nubia! Your Power, Egypt!", "Mummu Tiamat" e "Stronghold Of Megaliths, Thorns And Human Bones" seguono la stessa identica scia, prima che "Slaughter Of Shudras", intermezzo etnico/tribale a base di percussioni, intervenga a spezzare il leitmotiv dominante. Unica eccezione forse è rappresentata da "Black Spectral Wings Of Shaman" dall'atmosfera quasi epica ed "ariosa" (in senso lato ovviamente!)
"De Occulta Philosophia" è quindi un disco con un proprio perchè e che rispecchia fedelmente le liriche nell'atmosfera generale dei brani, c'è anche da dire però che la ripetitività di fondo risulta essere un'arma a doppio taglio: fondamentale per entrare in sintonia col mood del disco ma anche passibile di generare noia. Solo ascoltando direttamente potrete schierarvi con cognizione di causa.
martedì 16 febbraio 2010
HINSIDES - Etemenanki's Followers
Bloodred Horizon Records - 2009
Black Metal (che fa rima con Norvegia)
Da 1 a 10: Venticinque minuti di musica derivativa (5)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Black metal e Norvegia: un connubio vincente, inattaccabile e assolutamente rivoluzionario ad inizio anni '90, oggi però non è più così. Sebbene la media di band black metal pro capite raggiunga livelli (numerici) vertiginosi, non è sempre possibile dire lo stesso riguardo la qualità della proposta. Gli Hinsides nascono nel tardo inverno del 2005 nella patria dell'ortodossia del metallo nero, cresciuti a pane, DarkThrone e Satyricon, il quartetto si affaccia alla luce del panorama internazionale nell'agosto dello scorso anno, a diciotto mesi di distanza dalla pubblicazione del demo "The Forthcoming Of Abell 1689".
Passati i quattro minuti e mezzo dell'opener "Diffuse Borders Of Existence", sorta di lunga intro basata principalmente sull'utilizzo del pianoforte, ecco giungere la title-track: scream, ritmiche, suoni, tutto è in linea con l'old-school, peccato che in quasi dieci minuti siano rare le stoccate vincenti. La prima parte è la più aggressiva, si passa da un tempo medio ad uno veloce, accelerazioni guidate da una batteria convulsa supportano l'assalto all'arma bianca ma senza sferzare troppo l'ascoltatore; nella parte centrale ecco emergere anche l'aura del Conte, nei rallentamenti ipnotici ed ossessivi, nel minimalismo e nella ripetitività del riffing, è impossibile non riconoscere il marchio Burzum stampato, questa influenza andrà crescendo nei brani seguenti toccando l'apice in "The Dark Matter" col suo incipit dai toni ambient.
Date queste coordinate stilistiche, necessarie al lettore per effettuare una scrematura, bisogna poi sottolineare un altro paio di elementi. Primo, il livello di derivatività qui presente è piuttosto alto, le tracce hanno pochi spunti vincenti e mancano di personalità. Secondo, la durata di "Etemenanki's Followers" non giustifica la sua essenza di full-album: trenta minuti di musica, che al netto di un'introduzione insipida scendono a ventisei, sono minutaggio piuttosto scarno che un prezzo di vendita di dieci euro non rende più appetibile.
Alla luce di tutto questo non posso consigliarvi il lavoro degli Hinsides, resta però la giustificazione dell'essere al primo lavoro.
martedì 9 febbraio 2010
ATRITAS - Celestial Decay
CCP - 2009
Black Metal (melodico)
Da 1 a 10: ottimo ascolto (8)
Articolo di: Martina d'Errico
Ebbene sì, questa volta anche io mi accingo a parlare pienamente bene di un disco! Si tratta di "Celestial Decay", nuova uscita del gruppo svizzero Atritas, dediti ad un black metal melodico di ottima fattura. Probabilmente l'elemento melodico farà storcere il naso ai soliti puritani che vorrebbero solo black duro e puro,possibilmente registrato male, ma non facciamoci fermare da queste barriere perchè la musica degli Atritas merita decisamente.
domenica 7 febbraio 2010
SANCTUS NEX - Aurelia
ATMF - 2009
Black Metal (vogliamo proprio chiamarlo religious?)
Da 1 a 10: Esordio convincente, futuro roseo (7)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Le sue uscite potranno piacere o meno ma è innegabile che l'ATMF continui a proporre nel proprio catalogo band interessanti e potenzialmente vincenti: è il caso questa volta degli esordienti Sanctus Nex. Originari del Regno Unito, la formazione è composta da Svograth (voce), Dian (chitarre) e T. Valley (batteria) e si è formata nel 2004 con lo scopo di coniugare musica, black metal in particolare, con lo studio dell'Ontologia e della Teologia. "Aurelia" fu originariamente registrato nel 2006 ma solo nell'ottobre 2009 vede la luce della pubblicazione.
Il disco si compone di soli quattro brani con il primo "Exordium Of The Apostate" che si rivela essere una sorta di lunga introduzione alle atmosfere dell'album e che si muove in un lento crescendo. Le restanti tre, a partire da "In Pursuit Of Albion", sono lunghe composizioni che sforano sempre i dieci minuti di durata e vivono di un clima che banalmente potremmo definire di stampo "religious". Ci muoviamo in un'oscurità mistica mai pienamente interpretabile, i continui cambi di tempo infatti rendono la musica sfuggente, come se proprio sul punto di "carpire" uno dei misteri metafisici riguardanti la filosofia delle dottrine religiose all'improvviso ci ritrovassimo con un pugno di mosche in mano, ancora una volta al punto di partenza.
Non si tratta di nulla per cui strapparsi i capelli ma neppure di un disco da accantonare al primo ascolto, anzi "Aurelia" proprio per la sua strutturazione necessita di passaggi on-air numerosi e "applicati": il buon lavoro dinamico di T. Vallely con la batteria fortunatamente facilita le cose. Con un po' di pazienza riuscirete a cogliere i crescendo di pathos sottolineati spesso dalla prova convincente dietro al microfono di Svograth, a suo agio sia nello screaming più lacerante che nelle tonalità più basse rasenti il growl.
Le basi ci sono tutte per sviluppi futuri davvero interessanti, bravi ragazzi!
mercoledì 27 gennaio 2010
HIEMS - Worship Or Die
Moribund - 2009
Black Metal (con spruzzate di thrash, death, prog e psichedelia! )
Da 1 a 10: molta carne al fuoco... poco cotta! (6)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Nell'ultra-confusionario panorama musicale odierno non mi era ancora capitato di imbattermi negli Hiems, solo-project di Algol, polistrumentista noto per aver militato come bassista nei Forgotten Tomb. "Worship Or Die" è il suo secondo album, successore di "Cold Void Journey" del 2005.
Quello che abbiamo per le mani è un disco di black metal moderno, ben suonato e prodotto che attinge a trecentosessanta gradi dall'intero panorama musicale; sono presenti diverse contaminazioni, di volta in volta con il death ("I") o il thrash ("Scum Destroyer") e alcuni leggeri (e forse ovvi) rimandi al depressive ("Bringer Of Light"). Algol però non si ferma qui, anzi va decisamente oltre sfociando nel brano eponimo "Hiems" in territori progressivi e psichedelici grazie anche all'utilizzo sorprendente ma piacevole dell'organo hammond, ripreso pure nella successiva e tematicamente legata "2909979". Il brano conclusivo invece è una cover già nota in ambito metal per la riproposizione realizzata dai Judas Priest, sto parlando di "Race With The Devil" dei The Gun, formazione britannica di acid rock attiva fra il 1967 e il 1970, ennesima dimostrazione dell'amore del nostro per le sonorità settantiane.
Da quanto fin qui scritto sembrano esserci dunque tutti i crismi formali affinchè "Worship Or Die" emerga dalla massa e possa essere considerato un buon disco. Invece mi trovo a dover rilevare a livello di contenuto (leggasi canzoni) una certa piattezza, un non riuscire a concretizzare tutti gli spunti presenti in un riff che rimanga in testa o un passaggio che colpisca. Proprio per questo motivo il voto finale assegnato sarà una compensazione del mio giudizio personale con un'analisi più "oggettiva".
giovedì 14 gennaio 2010
BORNHOLM - March For Victory And Revenge
Vic Records - 2009
Black Metal (pagan & epic)
Da 1 a 10: apprezzabile (7)
Articolo di: Simone "M1" Landi
"March For Glory And Revenge" è il secondo disco per i bulgari Bornholm che mancavano dalla scena metal ormai da alcuni anni, era infatti il 2003 quando uscì "...On The Way Of The Hunting Moon", loro debutto su lunga distanza.
Quanto proposto dai ragazzi di Budapest è un black metal dalle tinte epiche legato a tematiche pagane in cui il lato estremo della proposta è sempre in primo piano, come è evidente nell'onnipresente screaming di Thorgor, a dir la verità non troppo espressivo. Ad enfatizzare però il lato più fiero sono spesso le tastiere, mai eccessivamente pompose ma comunque importanti, ad esempio i corni di "Where The Light Was Born (Thule Ultima A Sole Nomen Habens)" donano una marcia in più al pezzo. Tanto per dare un'idea delle coordinate stilistiche su cui si muovono i nostri come influenze dovrete pensare a quanto fatto da Thyrfing, Bathory e Sear Bliss (in special modo nella strumentale "Deconsecrating The Spear Of Destiny"). In un contesto epico/pagano/vichingo di questo genere non possono poi mancare certamente fierissimi i cori, soluzione tanto abusata quanto apprezzata dai fan.
Nel complesso abbiamo un album senza sbavature, compatto, che forse può perdere un po' di freschezza nella seconda parte quando le soluzioni iniziano a ripetersi e ad essere già note ma che i fan del genere potranno godere senza problemi.
mercoledì 6 gennaio 2010
CANIS DIRUS - A Somber Wind From A Distant Shore
Moribund Records - 2009
Black Metal (oltre le limitazioni del depressive)
Da 1 a 10: Non "esplode" mai del tutto ma offre spunti di sicuro interesse (7)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Wikipedia ci informa che il "Canis dirus", letteralmente "cane terrificante", è stato un mammifero carnivoro vissuto durante il Pleistocene fra i 200.000 ed i 10.000 anni fa e somigliante nelle fattezze ad un lupo. Questo è però anche il nome scelto da un duo americano originario di Plymouth (Minnesota) per la propria band e "A Somber Wind From A Distant Shore" è la prima testimonianza musicale da loro rilasciata.
Black metal piuttosto ortodosso e "zanzaroso" dalle atmosfere depressive sulla scia di Beatrik o Forgotten Tomb si fonde a passaggi melodici, stacchi con voce pulita e arpeggi che strizzano l'occhio ad un approccio più moderno alla materia, proposto per esempio dai britannici Fen ma senza sfociare nel post rock. Il mood dominante è ricco di odio e sofferenza ed enfatizzato dallo scream strozzato di RH che alla lontana può ricordare quello di Nattramn, mente del progetto Silencer. Qua e là spuntano inserti spiazzanti come il momento quasi liturgico con annesso uso di organo e voce pulita di "Garden Of Death" o il passaggio dai tratti progressivi di "Joyless And The Self Fulfilling Prophecy". Ad eccezione di intro ed outro i brani si snodano su durate importanti, dieci minuti di media, e tempi mai veloci pur se l'incipit furioso e caotico di "In The Season Of The Shadows" è parecchio lanciato.
Nel complesso le canzoni sono piuttosto buone ma non riescono ancora a catturare del tutto, ad imprigionare l'ascoltatore nelle proprie spirali senza speranza di fuga, ma considerando che abbiamo a che fare con un debutto ci sono tutti gli elementi per un futuro lavoro di spessore. La Moribund Records potrebbe aver pescato l'ennesimo gruppo interessante, da affiancare a Krohm e Merrimack.
venerdì 25 dicembre 2009
DARK FUNERAL - Angelus Exuro Pro Eternus
Regain Records - 2009
Black Metal (quello svedese)
Da 1 a 10: Gli ineffable kings of darkness tornano a pestare duro (7)
Articolo di: Simone "M1" Landi
A distanza di quattro anni dal precedente "Attera Totus Sanctus" torna a farsi sentire la band di Lord Ahriman e soci, a compimento di un'annata che ha visto un sacco di big della scena black metal internazionale rilasciare nuovi album: dai Marduk ai Gorgoroth passando per gli Immortal.
La prima cosa che balza all'occhio è la continuità stilistica della copertina con le tre precedenti: ancora un satanasso rosso fuoco avvolto dalle fiamme dell'inferno, simbologia tradizionale che si sarebbe potuto rendere in maniera migliore evitando il ricorso alla computer grafica.
A livello di qualità del suono e di scelte stilistiche invece è impossibile non notare un allontanamento da quel "Attera Totus Sanctus" che aveva fatto storcere il naso a molti avendo sacrificato eccessivamente le chitarre in favore della batteria. Ecco quindi che il riffing di Ahriman e Chaq Mol, marchio di fabbrica riconoscibile fra mille, del combo svedese ritorna a sferzare con piena potenza i brani supportato dalla travolgente batteria del recente acquisto Dominator, raggiungendo il picco per ispirazione nella opener "The End Of Human Race". "Angelus Exuro Pro Eternus" però non si limita a pestare infiniti blast beat come nella migliore tradizione Dark Funeral ma offre anche diversi spunti inediti, piccole sperimentazioni utilizzate per evitare un blocco compositivo che all'alba del quinto disco ci si sarebbe potuto aspettare. E' il caso di brani quali "Stigmata" che parte in mid-tempo per poi crescere, farsi più serrata ed esplordere nel più classico degli assalti frontali, inframezzato da un bel lavoro delle asce particolarmente ficcante, della già nota "My Funeral" (per la quale è stato realizzato un video che gira da diverso tempo in rete) che vede Dominator disegnare ritmiche inedite all'interno del Dark Funeral sound, andando oltre la semplicità dei mid-tempo del passato come "Atrum Regina" e "Goddess Of Sodomy" pur senza strafare con particolari esibizioni di tecnica o dell'epica "Demons Of Five" che stupisce per la presenza di un assolo di chitarra.
Il risultato degli sforzi dei Dark Funeral si concretizza in un disco ben saldo sulle posizione del passato che hanno contribuito ad innalzarli al ruolo di black metal band di successo internazionale, mostrando però al tempo stesso la volontà di andare oltre a quanto già proposto pur lasciando inalterato il tratto distintivo del riffing gelido e tagliente come un rasoio. "Angelus Exuro Pro Eternus" è un buon disco, estremamente curato e ben realizzato che però se confrontato col passato risulta ridimensionato: "The Secrets Of The Black Arts", "Vobiscum Sathnas" e "Diabolis Interium" pur con le loro differenze restano il top probabilmente ineguagliabile.
martedì 22 dicembre 2009
AUGRIMMER - From The Lone Winters Cold
Northern Silence Production - 2009
Black Metal (il freddo solitario dell'Inverno)
Da 1 a 10: Le qualità ci sono ma vanno evitati i troppi passaggi insipidi (6)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Avevamo lasciato gli Augrimmer qualche mese fa con il buon ep d'esordio intitolato "Autumnal Heavens" che mostrava una band meritevole di incidere il proprio debutto su lunga distanza e oggi eccoli tornare alla carica su Northern Silence Productions.
Stilisticamente "From The Lone Winters Cold" prosegue da dove il lavoro precedente si era interrotto, vale a dire da un black metal di stampo tradizionale ma che rifiuta la cacofonia in favore di una giusta qualità sonora dalla quale emerge anche il basso. Le ritmiche non sono mai eccessivamente tirate, nè fini a se stesse, anzi contribuiscono a rendere i pezzi dinamici in quanto sono presenti numerosi stacchi, crescendo di tensione e cambi di tempo. Le sensazioni che emergono dall'ascolto sono tipicamente invernali e di stampo "naturalistico" in cui il gelo la fa da padrone ma i punti più alti sono toccati quando all'interno del riffing delle chitarre si inseriscono frammenti melodici tendenti ad un leggero sapore malinconico. Personalmente a livello di feeling il disco scorre fra alti e bassi, tra momenti degni di nota ed altri meno incisivi senza mai scadere però nell'insufficienza: la corposa titletrack, "The Orcus Storms" e la conclusiva "A Thrall Of The Night" sono gli apici.
In conclusione, gli Augrimmer ribadiscono di avere buone potenzialità e di saperle talvolta sfruttare nella maniera più appropriata, ulteriore esperienza e lavoro non potranno che rafforzare il gruppo per evitare all'interno della tracklist qualche calo di tono di troppo.
lunedì 14 dicembre 2009
HANDFUL OF HATE - You Will Bleed
Cruz Del Sur - 2009
Black Metal (tra il dolore e la perdizione)
Da 1 a 10: Una carica di odio e violenza devastante (8)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Gli Handful Of Hate sono tornati per restare. Fatta piazza pulita della vecchia line-up, ormai non più coesa a dovere, Nicola Bianchi ha reclutato nuovi elementi e sfornato l'ennesimo disco senza compromessi nel segno della violenza e della depravazione black metal.
Stilisticamente il gruppo si muove sulle sonorità già espresse in passato con "Vicecrown" e "Gruesome Splendour", sulla scia tipica svedese rinforzata da una certa "quadratura" death e da una maturità compositiva che permette agli HOH di scaricarci addosso la furia di nove brani estremamente coesi ed omogenei ma mai ripetitivi o scontati.
La title-track è emblematica riguardo allo splendido stato di forma del combo toscano, si muove dinamica senza perdere un briciolo di veemenza e brutalità mentre a metà tracklist "The March Of Hate" ci mostra ancora una volta la capacità dei nostri di ricreare atmosfere malefiche e perverse che portano dritto dritto alla dannazione senza dover per forza spingere sull'acceleratore, dando anche modo all'ascoltatore di riprendere fiato prima di gettarsi a capofitto nel devastante trittico finale aperto da "Between Pain And Perdition" e chiuso da "Extremism Made Fire - Cholera". La perdita di un batterista come Gionata Potenti sarebbe potuta essere devastante ed invece Andrea Bianchi svolge un buon lavoro, a tratti davvero terremotante come in "I Gave You Scars".
In conclusione, abbiamo fra le mani un prodotto "conservatore" ma estremamente coerente, sincero e cattivo insomma le caratteristiche che dovrebbe sempre avere un buon album black metal. Non serve aggiungere che per i fan della band sarà un acquisto da compiere ad occhi chiusi. Questo è quanto: prendere o lasciare!
sabato 5 dicembre 2009
HANDFUL OF HATE - Coerenza e determinazione
Intervista a: Nicola Bianchi (vocals & guitar)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Freschi dell'uscita di un nuovo devastante lavoro "You Will Bleed", abbiamo scambiato quattro chiacchiere con un determinatissimo Nicola che ancora una volta ci dimostra il significato del termine coerenza.
Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Ncore Webmagazine e grazie per la disponibilità a concederci questa intervista, veniamo subito al punto. E' fuori ormai da alcuni giorni il vostro nuovo disco "You Will Bleed", quali sono le vostre sensazioni a riguardo? Quali le reazioni di pubblico e critica?
Grazie a voi per l'intervista. Sì, il disco è uscito ufficialmente il 4 novembre scorso e le prime impressioni sono ottime. Le recensioni sono entusiasmanti e stiamo ottenendo voti altissimi (tra cui 14/14 su Legacy in Germania) su molti magazines che solitamente non vedono di buon occhio le bands estreme che vengono dall'Italia. L'etichetta ha già dovuto ristampare perchè tutta la prima stampa è in giro per il mondo tra i distributori che, a quanto pare, stanno avendo richieste di gran lunga superiori rispetto al precedente album.
Il vostro quinto disco vede presente una line-up profondamente rinnovata rispetto al passato, volete ricapitolare le vicende che hanno portato a questa situazione ai lettori che non le conoscono?
Penso che un po' tutti sappiano che abbiamo sempre avuto problemi interni e quanto sia difficile trovare musicisti motivati e duraturi nel nostro paese. Semplicemente nel 2007 le premesse con le quali avevamo stabilito un rapporto tra i membri erano venute meno a causa di atteggiamenti sbagliati, cambi costanti di opinioni e comportamenti solo deleteri, la band era arrivata ad uno stallo. Già mesi prima mi ero reso conto che a breve sarebbe successo un vero e proprio rinnovamento, da qui cominciai a prendere contatti con nuovi musicisti ed a lavorare con loro. Bastò una piccola scintilla ed i 3/4 della band si autoeliminarono. Da qui ho ricominciato un lungo e duro lavoro molto meticoloso che ci ha portato a distanza di un anno a tornare live, e dopo due anni dal cambio di formazione a riproporci con un nuovo disco. E' stato un grande successo personale, nonostante faccia invidia e scateni costanti gelosie che sfogano in atteggiamenti miserabili e puerili, ma non me ne curo, io vado avanti per la mia strada. Ho sempre detto "nessuno qui è indispensabile", si lavora per un fine comune e le rockstars, specialmente quelle che ogni quattro mesi cambiano opinione sui generi musicali, è bene continuino per la loro strada. Ho bisogno di persone umili e motivate che siano felici di produrre qualcosa sotto questo nome, non di caratteri arroganti e vili. Detto questo non ho niente contro chi ha attraversato la storia di questa band dando un suo contributo, ho solamente bisogno di coerenza e costante voglia di lavorare per una causa comune. Lascio le infamie, le voci false, pettegolezzi e soprattutto le sterili lotte di quartiere, che si compiono nella miseria della nostra scena metal, ad altri. Io rispondo solo di persona! Chi vuol capire capisca.
Quali pensate possano essere i punti di forza di "You Will Bleed"? Quali le differenze con gli album del passato?
Innanzi tutto un ritorno al Black Metal puro delle origini. Poi aver sfruttato un ottimo chitarrista con ottime idee come Deimos sia nel suonato che nella produzione. Abbiamo puntato molto poi sulla sessione ritmica di Andrea. Finalmente un drumming preciso, che annovera molte parti dispari da quelle pari, i pezzi registrati con click, magari a discapito di qualche bpm di velocità, ma senza il bisogno di giorni interi di editing di batteria per sistemare, tutto avendogli lasciato libertà di proporre nuove soluzioni sui toms e sui piatti. Penso che questo sia un album maturo e completo.
Quali sono gli argomenti che avete trattato nei testi?
La mia linea è quella di un esame della materialità terrena. Niente o quasi di trascendentale, aberro i soliti testi Black Metal, le solite immagini coi lupi, foreste etc. (specialmente quando sei italiano secondo me ti copri di ridicolo!) ci sono molte altre cose e più originali dei soliti sentieri tracciati dal nord Europa. Ho sempre avuto un forte interesse per la carnalità estrema, le forme di piacere più raccapriccianti dettate dalla letteratura erotica del Settecento fino ai giorni nostri ed una sentita battaglia, questa volta, non contro figure iconiche che rappresentano il culto della Cristianità ma contro il cancro che inquina la nostra esistenza tutti i giorni: la Chiesa cattolica di Roma. Detto questo il nuovo album tratta moltissimi aspetti incluse le grandi epidemie che hanno decimato "le umane genti" fino alle reazioni più efferate all'agonia del vivere.
Abbiamo parlato di passato, potreste commentare brevemente le tappe del percorso degli Handful Of Hate attraverso le varie uscite discografiche?
Nel 1995 uscì il primo demo "Goetia Summa", nel 1997 il primo album "Qliphothic Supremacy" e nel 1999 il secondo "Hierarchy 1999". Segue una fase abbastanza lunga in cui tra problemi di formazione e stallo discografico inizia una vera e propria maturazione musicale, i primi sintomi si intravedono nell'EP "Death From Above" del 2001 e il vero e proprio sviluppo in termini di professionalità e maturità compositiva si ha col terzo album "Vicecrown" nel 2003. Seguono sempre nello stesso anno due releases a stretto giro l'EP "Scorn And Conquest" ed il mcd "Blood Calls Blood". Nel 2006 il quarto cd "Gruesome Splendour" e finalmente si arriva all'ultimo album uscito da un mese scarso "You Will Bleed".
Con oltre quindici anni di carriera alle spalle vi possiamo considerare fra i veterani del metal estremo tricolore e ne avrete passate sicuramente di tutti i colori. Quali ritenete però essere il momento più alto e quale il più basso della vostra storia? Avete mai avuto intenzione di gettare la spugna dopo un particolare evento negativo?
Nonostante alcuni personaggi mossi da invidia per la nostra continuazione e sviluppo musicale dopo il 2007 si siano affannati a dire che eravamo morti, mai a me è passato per la testa di gettare la spugna, ho solo pensato di riorganizzarmi che è molto differente. Momenti particolarmente difficili sono stati nel 1994 quando subii il lutto del mio bassista e nonostante tutto ripartimmo dedicando a lui il primo demo ed il primo album. Momenti positivi direi adesso con l'uscita del nuovo album, ed una condivisione dell'esperienza musicale con persone motivate e mature. Son stato molto bene anche nel 2007 quando i 3/4 della formazione si autoeliminarono, uscendo da un periodo annuale di stress recuperai sei kg in tre mesi!
Che cosa è per voi ora, nell'anno 2009, il black metal? Solo un genere musicale o qualcosa di più profondo?
Un genere musicale che include a più e differenti livelli uno stile di vita proprio.
C'è qualche disco che vi ha particolarmente colpito ultimamente oppure un'artista o gruppo che avete riscoperto?
Più che in positivo mi hanno colpito alcune grosse bands che continuano a distanza di dodici mesi a sfornare album in serie per obblighi contrattuali. Sanno suonare divinamente, è raro che facciano uno schifo, ma si sente che di fresco non c'è niente. Addirittura si sente un reciclare di riffs e soluzioni già fatte mille volte e aggiornate di pochissimo.
Chi sono e cosa fanno gli Handful Of Hate una volta svestiti i panni di musicisti nella vita di tutti i giorni?
Siamo quattro persone che lavorano in settori differenti. L'unico che campa di musica è il nostro batterista avendo molti allievi, stages e corsi continui. Io personalmente sono laureato in Storia Medievale ma sembra quasi impossibile di questi tempi trovare impieghi nell'ambito culturale. Ragion per cui attualmente sono un lavoratore autonomo nel campo dell'artigianato.
Quali sono i vostri programmi per il futuro? Come vi state muovendo sul fronte dei concerti? Quanto è importante per voi la dimensione live?
Per noi la dimensione live è fondamentale. Stiamo chiudendo adesso le date per la primavera includendo paesi come Spagna, Francia, Grecia e l'est Europa.
A voi la parola per chiudere questa intervista.
Ringrazio voi per l'intervista e le persone che ci seguono e supportano apprezzando la nostra musica. Grazie!
domenica 8 novembre 2009
MARDUK - Wormwood

Regain Records - 2009
Black Metal (i Marduk sono davvero tornati!)
Da 1 a 10: Incoraggiante, si può guardare al futuro (8)
Articolo di: Simone "M1" Landi
E al terzo album Marduk risorse contro le previsioni degli oracoli babilonesi... Avete letto bene, se con i due dischi precedenti avevamo notato gli svedesi smuoversi da un torpore compositivo che li accompagnava sin dai tempi immediatamente successivi al pluri-acclamato "Panzer Division Marduk", con "Wormwood" abbiamo finalmente tra le mani un album vario ma organico, apice dell'era Mortuus.
Morgan ha ritrovato finalmente l'ispirazione, coadiuvato anche dal buon Mortuus e dalla sua esperienza con i Funeral Mist, collaborazione questa che permette di avere brani che suonano freschi, dinamici, non slegati come apparivano quelli di "Rom 5:12" e meno dispersivi. Addio quindi al riciclo delle vecchie idee nei brani più veloci, le classiche fucilate sono ancora presenti ma più ricche ed elaborate, filtrate attraverso un'ottica oscura che pervade l'intero disco e che sfocia in lidi affini quasi al doom. Anche l'usuale pezzo ambient, posto a metà tracklist dal titolo "Unclosing The Curse" è riuscito ad essere digerito dal sottoscritto evitando lo skip in automatico, sintomo questo dell'ottimo lavoro svolto dalla compagine scandinava. A tutto questo va aggiunta l'ennesima strepitosa prova dietro il microfono di Mortuus che dimostra ancora una volta, caso mai ce ne fosse bisogno, di essere un interprete straordinario per vivacità e "recitazione", uno dei migliori in ambito black metal. Va sottolineato infine l'utilizzo di melodie non tipicamente svedesi in un brano come "Whorecrown" sinonimo di un allargamento di vedute per i Marduk che non può che far ben sperare anche per il futuro. "Wormwood" quindi è un album da avere assolutamente se siete fan incalliti e che merita grossa considerazione anche da parte di chi si era allontanato dal combo diverso tempo addietro, 100% Marduk ma ispirato e con qualche sprazzo di novità
lunedì 2 novembre 2009
IMMORTAL - All Shall Fall

Nuclear Blast - 2009
Metal? (più un qualunque aggettivo offensivo, fate voi)
Da 1 a 10: Plastica, tutto quello che il metal NON dovrebbe essere (3)
Articolo di: Simone "M1" Landi
"All Shall Fall": mai nome fu più profetico, anche i paladini del gelo nordico infine caddero dal trono, dopo diversi tentativi di defenestrazione avvenuti in passato ("Damned In Black", "Sons Of Northern Darkness"). Con questo ritorno si consuma ancora una volta l'inutile rito della reunion vuota, falsa, succhiasoldi. Non c'è anima nelle note di questo nuovo disco, non c'è ardore, c'è solo una sensazione di freddo ma non dovuto al gelo del black metal di Abbath, bensì allo sgradevole odore di plastica che traspira da queste sette canzoni.
Anzi di black metal non ce n'è nemmeno l'ombra in quanto le atmosfere qui presenti vorrebbero ritornare ai tempi epici di "At The Heart Of Winter" ed invece riescono solamente a sembrare una pallida copia-carbone in cui abbondano carenza di idee ed autoplagio; per non parlare dello screaming di Abbath, ormai lontanissimo parente di quello che un tempo "incantava" folle di blackster.
Partendo dalla title-track che rappresenta il male minore ed andando avanti è uno strazio continuo in un vortice di nausea che culmina con "Mount North" e "Unearthly Kingdom", brani in cui sono giunto a fatica al termine dell'ascolto per la pochezza e la noia mortale che emanano.
Sbirciando in giro per la rete fra numerosi siti sono rimasto sconvolto da come la stragrande maggioranza della critica abbia accolto positivamente "All Shall Fall" e non me ne capacito, Abbath e la Nuclear Blast (rovina di molte, troppe band ormai) con le loro produzioni standardizzate e piatte, inutili edizioni limitate e myspace scintillanti possono facilmente "adescare" giovani metallari alle prime armi, con gente che bazzica questo mondo da più tempo non dovrebbe succedere ed invece... Se amate i gruppi sinceri e genuini state alla larga da questi Immortal ed andate piuttosto a comprare "Battle In The North" o "Diabolical Fullmoon Mysticism" nel caso non fossero ancora presenti nella vostra collezione! Per qualcosa di targato 2009 invece il nome che faccio è Marduk!