
Label Magna Carta - Anno 2009 Genere Power Metal Da 1 a 10: 8/10 Articolo di: Maurizio Mazzarella
I Derdian sono una band che ormai non ha più bisogno di alcuna presentazione. Attivi dal 1998, quindi da circa dodici anni e provenienti dalla città di Milano, la band lombarda giunge con questo nuovissimo "New Era Pt. 3 - The Apocalypse", edito per la nobile etichetta Magna Carta, alla pubblicazione del proprio terzo album in studio facendo ritorno sul mercato discografico a tre anni di distanza dal precedente "New Era Pt. 2 - War of the Gods".
Musicalmente i Derdian affondano le proprie radici nel power metal di tipo sinfonico ed ascoltando il disco, come anche i lavori precedenti del combo milanese, verrebe facile accostarli ai nostrani Rhapsody Of Fire (o solo Rhapsody per i più nostalgici) di Luca Turilli. In effetti i punti in comune ci sono e sono una moltitudine, ma questo non cancella il grande e notevole talento dei Derdian, una band dalle qualità straordinarie e dall'incredibile spessore artistico. Senza mezzi termini, possiamo quindi affermare che "New Era Pt. 3 - The Apocalypse" è davvero un grandissimo disco, colmo di momenti virtuosi e variopinti, di grandissime cavalcate di chitarra, di momenti intensi ed incisivi, ma anche di frangenti energici e poetici allo stesso tempo. Siamo di fronte ad un disco che rasenta il capolavoro, composto da brani pomposi, dalla portata notevole e dall'impatto molto forte, complessi da un punto di vista compositivo, ma anche molto semplici d'assimilare, a conferma delle immense capacità tecniche di questo gruppo lombardo. Ottima anche la produzione, perfetta per lo stile dei Derdian, ma anche capace allo stesso tempo di donare a "New Era Pt. 3 - The Apocalypse" un suono molto moderno ed attuale ed anche di prospettiva in un certo senso. Cosa che poi balza immediatamente agli occhi, sono i notevoli e consistenti passi in avanti fatti dai Derdian rispetto anche al solo disco precedente, un gruppo che con "New Era Pt. 3 - The Apocalypse", dimostra di aver raggiunto la maturazione di definitiva e di poter competere chiunque senza problemi sul piano internazionale con l'obiettivo di raggiungere un folto numero di consensi. Poche parole, se amate questo genere questo disco fa assolutamente al caso vostro. Non lasciatevelo scappare!!!
martedì 11 maggio 2010
DERDIAN - New Era Pt. 3 - The Apocalypse
martedì 16 marzo 2010
GAMMA RAY – Insanity And Genius/Land Of The Free
Pawaaaaaaa!
Da 1 a 10: Pezzi di sotria pt. 2 (Senza Voto)
Articolo di: Michele Marinel
Seconda delle due ristampe che ripropongono i primi lavori della band fondata e guidata da Kai Hansen. Questa volta tocca al terzo e quarto album, in ordine di apparizone "Insanity And Genius" del 1993 e "Land Of The Free" del '95.Il primo dei due dischi rappresenta una sterzata del combo teutonico verso uno stile più aggressivo e diretto, più vicino all'heavy classico con particolare riferimento ai Judas Priest, sia quelli storici che quelli più duri di "Painkiller". Non è un caso se tra le tre bonus tracks di questa versione dell'album spicca una rivisitazione di "Exciter" della premiata ditta Halford/Tipton. Nonostante questo indurimento non manca lo stile scanzonato che ha sempre contraddistinto i nostri, che tra l'altro reinterpretano il brano "Gamma Ray", brano della band kraut rock Birth Control Number, un'autocelebrazione ricca di autoironia, dote che in campo metal è quantomai rara. Ad ogni modo "Insanity And Genius" è, a discapito del titolo, un album molto più tradizionale rispetto ai suoi predecessori, in cui predomina l'anima heavy metal rispetto a quegli elementi hard rock che avevano impreziosito e reso così particolare questa band. Un passo indietro? Forse, ma ciò nonostante un gran bel disco a cavallo tra l'heavy classico e il power, tradizionale sì, ma mai scontato, con riff taglienti e un Ralf Scheepers in gran spolvero.
La line up della band fin qui è stata in perenne rivoluzione, unici punti fermi sono stati Kai Hansen e Scheepers stesso, ma qualcosa è destinato a cambiare. Stando a quanto riportato dalle note biografiche del libretto è proprio la possibilità che viene ventilata a Scheeprs di poter essere il sostituto di Rob Halford nei Judas Priest che incrina il sodalizio tra le due colonne portanti del gruppo. Hansen mette in dubbio il coinvolgimento del singer nei Gamma Ray e il cantante decide di lasciare... o almeno così viene riportato, anche se il sottoscritto – andando a memoria – ricorda che Scheepers fu messo alla porta. Sia quel che sia il destino del buon Ralf non è quello atteso, il ruolo di sostituto di Halford viene affidato all'ormai noto Tim "Ripper" Owens e Scheepers fonda la propria band, i Primal Fear, che praticamente portano avanti lo stile dei Priest di "Painkiller" con una devozione quasi commovente.
Vista la strada che da lì a poco verrà intrapresa dai Gamma Ray è comunque ipotizzabile anche una qualche divergenza a livello artistico. Nel '95 infatti esce "Land Of The Free", forse il miglior disco del combo teutonico e indubbiamente uno dei più bei dischi power metal di sempre. Hansen prende sulle sue spalle il ruolo di lead vocalist oltre che di chitarrista, come ai tempi del primo album degli Helloween. Il risultato però è sorprendente. "Land Of The Free" riesce a coniugare le bordate power heavy del suo predecessore con la vena più estrosa dei primi due album, il tutto avvolto in un'aura epica e sognante. Ospiti blasonati in quest'album sono Hanis Kursh, singer dei Blind Guardian e niente meno che Michael Kiske, ex compagno di Hansen negli Helloween ai tempi dei due "Keeper...". Un disco vibrante (arricchito qui da tre bonus tracks comparse come B-Sides dell'Ep "Rebellion In Dreamland") in cui La band riesce ad esprimere tutto il suo potenziale come non aveva mai fatto prima e come, purtroppo, non riuscirà più a fare. Un capolavoro del genere.
lunedì 15 marzo 2010
GAMMA RAY – Heading For Tomorrow/Sigh No More
Pawaaaaaaa!
Da 1 a 10: Pezzi di sotria pt. 1 (Senza Voto)
Articolo di: Michele Marinel
Era il 1990 quando vide la luce l'album di debutto dei Gamma Ray, creatura fondata e guidata da Kai Hansen, transfugo dagli Helloween dopo i primi strabilianti tre full lenght. Accompagnato da Uwe Wessel al basso, Mathias Burchard alla batteria e dal singer Ralph Scheepers, il nostro folletto teutonico da vita ad un progetto che rilegge il power metal in chiave decisamente più ariosa. Il risultato è un album che, per quanto mostri alcuni spigoli, ha un ampio respiro e si colloca a cavallo tra il power helloweenianio, il metal classico e il rock più adulto e articolato.
In questa versione il disco è arricchito da 3 bonus tracks in origine pubblicate come B-sides del singolo "Heaven Can Wait".
L'anno dopo (all'epoca le band si davano ancora da fare) esce "Sigh No More", secondo capitolo della saga del Raggio Gamma, che affina il tiro del debutto indurendo un po' l'approccio ma mantenendo quegli elementi "ariosi" mutuati dagli Uriah Heep e dai Queen che hanno reso questi dischi speciali. Meno acerbo del precedente è sicuramente un album più definito anche se forse perde un po' in spontaneità. Anche in questo caso le bonus tracks sono 3.
lunedì 1 marzo 2010
ROYAL JESTER - Night Is Young

Scarlet Records - 2010
Power Metal
Da 1 a 10: 8
Articolo di: Maurizio Mazzarella
Introduzione
L'etichetta nostrana Scarlet Rercords deve avere davvero un talento particolare nell'andare a scovare delle band brave e dalle immense qualità, tra queste figurano certamente i Royal Jester, band di nazionalità svedese attiva sulle scene dal 2008, che con questo pregevolissimo "Night Is Young", giunge al proprio debutto assoluto sul mercato discografico, dopo essersi fatta le ossa suonando un folto numero di concerti.
Resto del post
Ma andiamo dritti al sodo. Musicalmente possiamo inserire questa band scandinava nel grande pentolone del power metal, con una ricetta particolarmente succulenta, che vede i Royal Jester cucinare un piatto formato da un mix di sonorità comprendenti in primis Helloween e Gamma Ray ed a seguire altri gruppi come i Nocturnal Rites, Freedom Call ed i bravi Edguy. Direte voi che di gruppi così ne esistono un'infinità, ma quello che oggi conta è la prospettiva e lo spessore artistico e sono qualità che a Mattias Lindberg e compagni non mancano certamente. "Night Is Young" è un gran bel disco, che scorre in modo fluido e dinamico e si lascia ascoltare con grande piacere, rimarcando in ogni frangente le immenese qualità tecniche e compostive del gruppo, oltre ad una pregevole personalità e la voglia da parte dei singoli muiscisti coinvolti nel progetto, di manifestare un'identità precisa dal quale non hanno intenzione di smuoversi, frutto della passione e dell'amore per la musica che si ascolta e che si decide di suonare. Ottima anche la produzione, curata in modo maniacale da Per Nilsson (Scar Symmetry), capace di donare al disco un suono tagliente e robusto, ma anche molto moderno ed attuale. Cosa dire di più, se amate questo genere, fate vostro questo disco, perché i Royal Jester sono bravissimi!!!
domenica 21 febbraio 2010
DARK ILLUSION - Where The Eagles Fly

Battlefield Records - 2009
Power Metal
Da 1 a 10: 7/10
Articolo di: Giuliana Liani
Frenesia di grancassa e chitarre, male vocals al limite dell'estensione vocale e galvanizzanti coretti epici. Un tocco di Blind Guardian alle sei corde e tematiche familiari ai seguaci di Manowar & Co. si fondono nella tradizione del power metal made in Sweden. Una ricetta di comprovata riuscita, basata sui fondamenti dell'heavy metal pulito alla Helloween e Hammerfall.
"Where The Eagles Fly" si sviluppa attraverso dieci tracce che raccolgono il meglio del classico power metal, a partire dall'opener "My Heart Cries Out For You", forte di power chords in distorsione sostenuti da batteria veloce e cantato squillante di Thomas Vikstrom ben presto affiancato a trascinanti coretti durante il ritornello.
Le melodie catchy ed orecchiabili dei brani a seguire catturano l'ascoltatore già dal primo ascolto, senza troppo dilungarsi in complicati assoli ed intermezzi eccessivamente introspettivi.
Brani come "Dark Journey" e "Pay The Price" continuano l'incedere furioso alla base dell'album della band scandinava, perpetuato da canzoni energiche ed elettriche come "Running Out Of Time" e "Only The Strong Will Survive".
Nessuna innovazione ma comunque un valido prodotto lungi dal deludere i seguaci del power di prima qualità.
mercoledì 27 gennaio 2010
FREEDOM CALL - Legend Of The Shadowking
Power Metal
Da 1 a 10: 8/10
Articolo di: Maurizio Mazzarella
Introduzione
Se con "Legend of the Shadowking" i Freedom Call avevano intenzione di stupirci, ci sono riusciti benissimo. Non siamo assolutamente di fronte ad un disco spiazzente, ma senza alcuna ombra di dubbio, questo ultimo lavoro messo sul mercato discografico dalla band teutonica è nettamente diverso rispetto ai propri predecessoni. L'attitudine nel complesso è sempre la stessa, ovvero quella di una band dedita ad un classico power metal di matrice tedesca, con una forte dedizione nei confronti dei Gamma Ray (non a caso alla batteria che c'è sempre Dan Zimmermann), ma a differenza del passato anche più recente,
Resto del post
Christian Bay (voce e chitarra) e compagni hanno rimarcato la componente epica infarcendola di una moltitudine di momenti sinfonici, ricordando in più d'un frangente i nostrani Rhapsody Of Fire. Questo particolare, non snatura quello che è il classico stile ormai consolidato dei Freedom Call, ma denota la voglia del gruppo tedesco di evolversi in modo coerente. Classici esempi di questo concetto appena espresso, sono la maestosa "Tears of Babylon" ed il brano d'aperura "Out of the Ruins" dotato di una melodia seducente. Se facciamo un piccolo passo indietro, "Legend of the Shadowking" è il sesto capitolo del percorso musicale intrapreso dai Freedom Call e giunge a distanza di tre anni dal precedente "Dimensions", un disco che assieme al bellissimo "The Circle of Life" aveva già mostrato una pacata voglia di cambiamento, parzialmente esplosa con questo ultimo lavoro, dove ribadiamo, a prescindere dai concetti appena espressi, resta ancora palese la fortissima influeza dei Gamma Ray, basti ascoltare ad esempio la velocissima "Merlin - Legend of the Past" e la possente "Thunder God". Detto questo, al centro resta la musica e possiamo serenamente affermare che siamo di fronte ad un disco eccellente, gradevole da ascoltare, che piacerà sicuramente ai fan icalliti della band ed ai normai fruitori di power metal. Tecnicamente "Legend of the Shadowking" è un disco validissimo, con momenti strumentali di straordinaria qualità ed intesità, in particolar modo se ci soffermiamo sul lavoro delle chitarre, taglienti ed armoniose allo stesso tempo. Mensione d'obbligo poi per la produzione, assolutamente impeccabile ed appropriata per la musica dei Freedom Call. Poche parole, se amante questo genere "Legend of the Shadowking" è un disco d'avere senza alcun indugio.
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ANDRE MATOS - Mentalize

SPV - 2009
Power Metal
Da 1 a 10: 9/10
Articolo di: Maurizio Mazzarella
Andre Matos è un artista che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. In molti lo conoscono per il suo glorioso passato negli Angra, band con la quale ha inciso capolavori come "Angels Cry" ed "Holy Land" ed anche per la sua breve parentesi con gli Shaman, senza dimenticare altri progetti come i Viper o lo splendido Virgo messo insieme al noto Sasha Paeth. Messo da parte tutto questo, il buon Andre ci ha stupiti tutti circa due anni fa con un album sensazionale del calibro di "Time to Be Free", un prodotto discografico capace di sintetizzare il meglio di quanto composto dal cantante brasiliano in precedenza, suonando anche in modo molto attuale.
Oggi ecco arrivare un nuovo capitolo intitolato "Mentalize" e possiamo tranquillamente affermare che Andrea Matos ha nuovamante superato se stesso. Senza alcun idugio, ci troviamo di fronte ad un autentico capolavoro, un disco di notevole spessore artistico dove il cantante carioca si spinge oltre i propri stessi limiti. "Mentalize" infatti non si limita a sintetizzare il meglio di "Angels Cry" ed "Holy Land", ma ci mostra un Matos più ispirato, capace di trasmettere in musica quello che è attualmente il proprio stato animo nel complesso, senza mai trascurare la componente metal, sempre molto presente, ma puntando sulla seduzione e sull'intensità. La capacità principale di Andre Matos, è infatti quella di sapersi evolvere con coerenza, mettendo l'arte e la poesia al centro di ogni cosa. Un esempio? Ascoltate "I Will Return", forse l'episodio più elevato del disco per diversi motivi. Oltre ai notevoli contenuti tecnici, ci troviamo di fronte ad un pezzo fluido, che giova anche di un suono all'avanguardia, un aspetto l'ultimo enunciato, che conferma come nulla sia stato lasciato al caso, perché molti dei meriti della buona riuscita del disco sono anche assestati nell'ottimo lavoro in fase di produzione. Per fare un buon disco, è bene circondarsi di professinisti importanti e Matos non ha affatto trascurato questo aspetto. Alle chitarre troviamo infatti artisti come Andre Hernandes ed Hugo Mariutti, al basso c'è l'immancabile amico di sempre Luís Mariutti, alla batteria c'è Eloy Casagrande, mentre alle tastiere c'è il bravo Fabio Ribeiro. Cosa dire infine, che da un punto di vista tecnico "Mentalize" è un album di grande levatura e che poi al centro di tutto c'è sempre la splendida voce di Andre Matos, in forma smagliante tra l'altro. Grande disco, fatelo vostro!!!
mercoledì 30 dicembre 2009
HIGHLORD – The Death Of The Artists
Power to the people...
Da 1 a 10: power col cervello (7)
Articolo di: Michele Marinel
"You must die to be reborn" cantavano i Manowar nei loro guerreschi perizomi di pelliccia. E in effetti a volte serve che qualche genere musicale defunga per poter rinascere e proporre qualcosa di interessante. E' successo al power metal, che se non proprio defunto era per lo meno moribondo all'inizio del millennio. I grandi nomi sfornavano album uno peggio dell'altro, l'attenzione del pubblico si spostava verso altri generi e la ridda di piccole e medie band che soffocava il genere fasciata in abiti alquanto equivoci venne ricacciata nell'oscurità dall'indifferenza generale. Come accade in questi frangenti chi resiste, a volte, lo fa perchè ha ancora qualcosa da dire, ed è il caso degli Highlord.
Giunta al sesto album la band torinese mette in fila 9 pezzi di power heavy metal piuttosto tradizionale, ma capace anche di reinventarsi guardando alle proprie radici. E' così che accanto a pezzi fin troppo canonici, con batteria sparata e chitarre a motosega, si possono apprezzare brani costruiti con ingegno e ispirazioni, con riff articolati e ottime dinamiche che rimandano all'heavy metal più classico o, nei momenti più melodici, all'hard rock vecchia maniera.
C'è da dire che i brani più strettamente power suonano di già sentito lontano un miglio e, sostanzialmente, rappresentano il punto debole del disco. Nei pezzi più ragionati e meno scontati i nostri riescono a sfoderare un appeal melodico non indifferente, pur riuscendo ad essere energici e convincenti, a tratti anche graffianti.
Insomma un disco di power metal che, pur muovendosi all'interno delle coordinate di un genere in cui si è detto tutto o quasi, riesce a proporre qualcosa di personale ed apprezzabilissimo.
lunedì 16 novembre 2009
PERPETUAL FIRE - Invisible

Da 1 a 10: Il fuoco del power (9)
Articolo di: Maurizio Mazzarella
L'ostilità del mercato discografico, ha indotto i Perpetual Fire ad optare per una decisione assolutamente drastica, ovvero quella di distribuire il loro secondo lavoro in studio non attraverso i classici canoni del settore, ma tramite il download gratuito dal proprio sito internet.
Una scelta che a primo impatto può sembrare folle, ma che nella realtà non lo è, perché al centro di tutto c'è la musica e l'arte non ha prezzo. Il problema di fondo però, è che ascoltando le sedici canzoni contenute su "Invisible", il primo pensiero che viene alla mente, è che non sono i Perpetual Fire i folli, bensì i discografici che non hanno capito il palpabile spessore artistico del disco ed il talento dei singoli componenti della band. Siamo nel campo del power metal, i Perpetual Fire mostrano diversi punti in comune con la scena scandinava, con richiami spesso evidenti agli Stratovarius ad esempio, ma si attraversano anche territori più classici, come il Malmsteen dei tempi d'oro, oppure i Rainbow con il mitico "Dio" alla voce. "Invisible" è un disco versatile, dinamico, ben prodotto e di grande personalità, che scorre in modo fluido lasciandosi apprezzare dalla prima all'ultima nota, non risultando mai monotono, nel senso che come tutti i dischi del settore ci sono brani molto veloci ed incisivi, ma nel caso dei Perpetual Fire, si spazia anche verso canzoni molto intense, passionali e dalla fortissima ispirazione, come se la poesia d'incanto si tramutasse in musica estatica e seducente. Si può quindi restare contagiati dalla strabiliante "Kissing In The Shadows" e farsi coinvolgere dall'introspettiva "April's Blood", sognando con la profonda "In The Cage", raggiungendo poi l'estasi con quella piccola perla musicale intitolata "Eternity", in assoluto il momento più elevato di tutto l'album. Le ultime tre canzoni poi, sono delle tracce bonus pubblicate precedentemente in una compilation e riproposte ora in "Invisible" ed anche in questo caso siamo di fronte a tre autentiche opere d'arte, ascoltate per esempio "Alien" e rimarrete stupiti dalla straordinaria qualità di questo pezzo. Da evidenziare inoltre, l'ottimo lavoro del chitarrista Steve Volta, uno dei migliori talenti della nostra bella Italia, autore di assoli raffinati e penetranti. Questo disco è un autentico capolavoro e può essere vostro senza grossi sforzi, andate su www.perpetualfire.net e fatelo vostro. Non ve ne pentirete.
