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venerdì 8 gennaio 2010



Inside Out - 2009

progressive metal/progressive rock
Da 1 a 10: Eccellente (10/10)
Articolo di: Salvatore Mazzarella

Incredibile!!!Stratosferico!!!Eccezionale!!! Sto esagerando? Bè…provate ad ascoltare questo disco e vediamo? Solitamente quando quattro musicisti del calibro di Mike Portnoy,Pete Trewavas,Roine Stolt e Neal Morse si staccano temporaneamente dalle loro band principali per suonare assieme si parla di side project di lusso,messo su sicuramente per produrre buona musica ma anche, e perché no, per arrotondare…

Ed è proprio quello che ognuno di noi ha pensato quando i nostri hanno rilasciato il primo album nel 2000, il secondo nel 2001 con relativi live cd e dvd!!! Signori miei non è questo il caso…Abbiamo aspettato otto anni per avere tra le mani quello che è un autentico capolavoro prog. I quattro musicisti hanno atteso il tempo giusto per ritrovarsi con rinnovato entusiasmo e con la voglia di essere una vera e propria band che respira autonomamente. E’ proprio questa la prima sensazione che ci assale durante l’ascolto: quella di avere di fronte un gruppo coeso dove le influenze delle bands di provenienza sono percettibili solo perché sappiamo che esistono…Piuttosto quelle che si odono senza essere citate apertamente sono le influenze di chi ha fatto la storia del prog, come Yes,Genesis,King Crimson ma anche Kansas nei momenti più aor e Beatles nei cori…Credetemi, è un piacere sentire Mike Portnoy con uno stile molto misurato, a servizio delle composizioni, senza strafare e dove il virtuosismo e l’esperienza vengono fuori sempre al momento giusto. Come immensa è la prova degli altri tre musicisti sempre secondo i canoni descritti per il drummer dei Dream Theater. Il lavoro è costituito da un unico brano che si snoda in dodici parti con temi musicali che si ripetono e tengono sempre desta l’attenzione dell’ascoltatore lasciandolo con la voglia di ripremere il tasto Play alla fine del disco. Nessuna esitazione…da avere!!!

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martedì 15 dicembre 2009

RPWL - The Rpwl Experience Live DVD



Metal Mind - 2009
Progressive Rock
Da 1 a 10: 8/10
Articolo di: Salvatore Mazzarella

Davvero incantevoli la visione e l’ascolto di questo magnifico dvd, che suggella la carriera dei teutonici Rpwl (acronimo dei fondatori del gruppo), nati come cover band dei Pink Floyd, per poi costruirsi un repertorio di tutto rispetto che oggi conta ben cinque studio albums ed un live,oltre al presente che esce anche nella forma dvd + 2cd. Quello che ad un primo ascolto può sembrare un sound che prende le mosse dai Pink Floyd stessi e dai Marillion era Hogarth, è in realtà del tutto originale, con brani che hanno lievi innesti prog, per nulla pretenziosi e per nulla prolissi, sapientemente incastonati all’interno di essi e che comunque mantengono la forma di piacevoli canzoni, facilmente memorizzabili ma assolutamente mai banali, e questa è una qualità che solo pochi musicisti possono vantare. Registrato a Katowice in Polonia durante il ProgRock Festival di cui gli Rpwl son stati headliner,il dvd è praticamente perfetto: le riprese altamente professionali ed il suono eccezionale (presenti versione 2.0 e 5.1) sono la giusta cornice ad uno show unico dove la stessa atmosfera intima e rilassata del teatro in cui è stato effettuato è la stessa che cattura chi beneficerà della visione di questo prodotto, grazie ad un light show essenziale ma composto da colori cristallini e dalla proiezione di filmati su uno schermo collocato al centro palco. Il resto poi lo fa la band, che si pone davanti al suo pubblico con tanta umiltà ma con una classe ed un eleganza, sia negli arrangiamenti dei brani, sia nella tenuta del palco, davvero fuori dal comune. Corredano il dvd alcuni extras composti da intervista,breve documentario sul tour,video e galleria fotografica. Non servono ancora altre parole per consigliare caldamente l’acquisto non solo agli amanti del genere ma anche a chiunque ami la buona musica live.

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P.F.M. – Report Live “Palamazzola” Taranto 10/12/2009


La Premiata Forneria Marconi canta De Andrè e nel lungo tour a supporto di questo progetto, che ormai perdura da qualche tempo e dal quale è scaturita la pubblicazione di un CD+DVD dal vivo, Franz Di Cioccio, Franco Mussica e Patrick Djivas, hanno fatto tappa in quel di Taranto, presso il “Palamazzola”, che per l’occasione è stato riempito da un folto numero di spettatori. Guardandosi attorno, la capacità principale della P.F.M., oltre alle loro indubbie e straordinarie doti tecniche, è stata quella di unire almeno quattro generazioni, ma non solo, perché un’altro merito di Di Cioccio e compagni, è stato anche quello di mettere assieme fruitori di stili musicali diversi, tra amanti di sonorità forti, di tecnicismi di notevole spessore artistico e di semplici ascoltatori di musica leggera, che ovviamente, si andavano ad unire ai numerosi fans della band stessa e del maestro Fabrizio De Andrè, amorevolmente soprannominato Faber. La band sale sul palco del Palamazzola con estrema puntualità, con l’incredibile Franco Mussida alla chitarra, lo stupefacente Patrick “Le Roy” Dijvas al basso e l’inarrestabile Franz Di Cioccio particolarmente abile ad alternarsi tra il microfono e la batteria, con l’ulteriore contributo del poliedrico maestro Lucio Fabbri al violino, alla chitarra ed alle tastiere, Gianluca Tagliavini alle tastiere e Pietro Monterisi alla batteria. La P.F.M. nel complesso, si esibisce come se fosse una piccola orchestra, come se fosse un automa o un insieme di ingranaggi capaci di muoversi su sincronismi perfetti. Lo show si divide in due parti, una prima dedicata al repertorio di De Andrè ed una seconda dove la Premiata Forneria Marconi dona spazio ai propri componimenti dando libero sfogo al proprio estro ed alla propria genialità. Lo show parte con l’intensa “Bocca di Rosa”, un brano che dona subito una fortissima ondata di calore sul pubblico e consente ai presenti più in avanti con gli anni di compiere un notevole balzo nel passato, quando la stessa band si esibiva con il maestro De Andrè. A seguire giunge poi “La Guerra di Piero”, dove vengono affrontati argomenti profondi e toccanti. Si respira aria di poesia pura al Palamazzola, con Di Cioccio che legge i testi dei brani da un leggio. Il pubblico presente gradisce ed applaude costantemente, provocando una scarica di adrenalina nei musicisti, specialmente in Franco Mussida, assolutamente in grandissima forma. Il tempo non è mai passato per Di Cioccio, che salta da un punto all’altro del palco con estrema facilità. La fusione tra i testi di De Andre ed il rock progressivo della P.F.M. è da brividi ed i duetti tra il violino di Lucio Fabbri e la chitarra di Mussida sono un esempio di eleganza e raffinatezza. Con “Giugno ‘73” c’è la dedica a chi vuole intraprendere la carriera di musicista, con “Zirichiltaggia”, pezzo dal testo in dialetto rigorosamente sardo, Mussida abbraccia il pubblico di Taranto ricordando il proprio periodo di naia nella cittadina ionica, ma c’è tempo anche per “Un Giudice”, “Il Testamento di Tito” e “La Canzone di Marinella”, accompagnata dal coro del pubblico ed impreziosita da un incredibile assolo centrale di Mussida. Messo da parte temporaneamente il repertorio di De Andrè, si passa alla musica della P.F.M., con “Four holes in the ground”, dove si ritaglia un ruolo da protagonista il mitico Patrick Djivas, ecco poi “Out of the roundabout”, con il carismatico Di Cioccio che esalta il pubblico impugnando l’asta del suo microfono, adornato da una bandana sul capo e con le fide bacchette infilate nella cintura. Il repertorio della band è vastissimo ed è sempre molto attuale, con “La Carrozza di Hans”, dove si respira aria pura di rock progressivo e di anni settanta, oppure con l’ispiratissima “Maestro della Voce”, arricchita dal coro del pubblico. L’apoteosi giunge con “Il Pescatore”, tornando al repertorio di De Andrè dove il pubblico si lascia andare ad una danza inarrestabile e coinvolgente, conclusa da un’autentica ovazione per tutta la band. Dopo un brevissimo momento di pausa, Di Cioccio e compagni tornano sul palco, spiazzano tutti con l’intro di “Smoke On The Water” dei Deep Purple per passare ad “Impressioni di Settembre”, introdotta da uno strumentale maestoso ed infine al grido di “Celebration”, la chiusura è affidata ad “È festa”, dove non esistono più limiti e viene a cadere ogni barriera. Si chiude poi il sipario su una splendida serata dove a regnare è la musica nella sua totalità, un mondo nel quale l’arte può esprimersi senza confini.

di Maurizio Mazzarella

foto A.C.

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