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martedì 31 agosto 2010

WHYZDOM - From The Brink Of Infinity


Ascendance Records - 2010
Metal Sinfonico (tanta melodia insomma)
Da 1 a 10: Buono! (7.5)
Articolo di: Martina d'Errico



E' piuttosto raro che io mi trovi a parlare bene di un gruppo di metal sinfonico, non per una mia antipatia nei confronti di questo genere ma perchè spesso le band sono tutte somiglianti e neanche particolarmente interessanti. I Whyzdom però, provenienti dalla Francia, mi hanno stupito positivamente; la voce della cantante è duttile e si presta anche alle parti meno "liriche" delle canzoni, stemperando così la pomposità in cui questo genere può facilmente incorrere.
Fra i brani che più meritano nota evidenziamo "The Witness" e "The Power And The Glory", mentre la band non ha ancora molta dimestichezza con le ballate, come si può evincere da "Freedom" che risulta davvero troppo melensa ed eccessivamente lunga.
Nel complesso comunque "From The Brink Of Infinity" rimane un disco più che valido, che finalmente rende il metal sinfonico accessibile anche ai non super-appassionati del genere.


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lunedì 23 novembre 2009

SVARTBY - Riv, Hugg Och Bit



Phono Records - 2009
Symphonic/Folk Metal (fra streghe e folletti)
Da 1 a 10: Passo indietro, spento (5)
Articolo di: Simone "M1" Landi

Dopo un disco d'esordio simpatico e divertente ("Kom I Min Kittel") mi aspettavo decisamente di più dagli Svartby e dal loro symphonic/folk metal in chiave fantasy. Abbiamo ancora per le mani corse sfrenate guidate dalla batteria di Fenrir, imprescindibili tastiere giocose e ritmi danzerecci ma il complesso non colpisce come la prima volta ed anzi annoia dopo non molto.


La ricetta compositiva infatti raramente si fa degna di nota ("Solens Ljus"), talvolta addirittura caotica ("Trollkarlar Av Dvärgfolk") e non è sufficiente "mostrare i denti" pestando duro con un riffing più tosto ("Kvävande Gruvor") o con un growl profondo per colpire il bersaglio. I quattordici pezzi scorrono così uno dopo l'altro senza lasciare il segno cavalcando melodie già note o semplici atmosfere folcloristiche.
Se nel caso di una prima prova in studio si è sempre più indulgenti per quanto riguarda errori e sbavature, questa volta è impossibile soprassedere sulla considerazione che "Riv, Hugg Och Bit" segni un arresto deciso del cammino degli Svartby, il cui rischio maggiore è quello di rimanere impantanati fra la miriade di uscite del mercato di un filone ormai "sverginato".

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