Intervista a: Carlo Strappa (chitarra)
Articolo di: Michele Marinel
Il compito di un buon giornalista non è certo quello di smarchettare a destra e a manca come fanno tante firme prestigiose della stampa musicale e non. E infatti c'è ancora qualcuno (NOI!!!) che fa del giornalismo (musicale e non) serio, accurato, approfondito, con domande incalzanti e senza paura di porre quesiti scomodi ai propri interlocutori. Questa volta ad incrociare la nostra efferata sete di sapere, la nostra spietata ricerca della verità, è stato Carlo Strappa dei Resurrecturis, death metal band tra le prime mover della scena italiana.
La vostra cartella stampa inizia con una frase tipo "Cosa spinge un responsabile marketing di una grossa multinazionale a suonare death metal"? Infatti, cosa ti spinge a suonare death metal anziché dedicarti ad hobby più costruttivi e in linea con il marketing come la coca o le troie?
Veramente tra i miei colleghi sono molto più diffusi passatempi come il ciclismo, la moto e così via. Qualcuno si spinge un po' più in là ed arriva a farsi l'amante, oppure si concede qualche seratina a luci rosse quando è in trasferta. Per quanto mi riguarda la musica, è arrivata molto prima del marketing. E semplicemente è rimasta al mio fianco ogni volta ho avuto bisogno di un rifugio.
Sempre citando la vostra cartella stampa: cosa vi spinge a scegliere anziché una vacanza in un paradiso tropicale un estenuante giro per l'Europa in un tour bus? E soprattutto se ci andiamo noi nel paradiso tropicale con la coca e le troie di cui sopra e mettiamo tutto sul tuo conto?
È il richiamo della foresta! Quando siamo in tour viviamo in una specie di limbo al di fuori delle leggi che regolano le nostre vite di tutti i giorni. Non sono un tipo da villaggio vacanza! Preferisco di gran lunga situazioni molto più avventurose, come quelle che si creano certe volte quando siamo in giro a suonare. Inoltre mi piace incontrare gente di tutti i paesi e stringere amicizie con musicisti stranieri che seguo da tanti anni.
Per quanto riguarda il mio conto in banca, non è così ricco come potresti immaginarti, se come paradiso tropicale ti accontenti di Pesaro magari viemmi a trovare questa estate e ti porto fuori per una pizza (per coca e troie non prometto niente!)
I Resurrecturis sono una band storica del death metal tricolore, tra le iniziatrici del genere nel nostro Paese, pur tuttavia rimangono un'entità un po' misteriosa. Vuoi riassumere la vostra storia per i nostri lettori?
Secondo me i Resurrecturis hanno quest'aura un po' misteriosa qui in Italia perché da tanti anni svolgiamo la maggior parte della nostra attività all'estero. Nei nostri confronti nel belpaese non c'è stato più tanto interesse da quando abbiamo cessato di essere una demo band ed abbiamo pubblicato il nostro debut album con una etichetta olandese.
Comunque per rispondere alla tua domanda, i Resurrecturis nascono a Fermo nel 1990. Tra il 1995 ed il 1998 abbiamo pubblicato 3 demo tapes. Nel 1998 abbiamo fatto il nostro debut album uscito per Power Rds (Olanda). Il disco è stato anche licenziato per la versione su cassetta alla ungherese Backwoods Prod. E per il picture LP alla tedesca Quamby Hill. Nel 2000 abbiamo fatto il nostro primo tour europeo che ci ha portato a suonare in Portogallo, Belgio, Slovenia, ecc. Purtroppo alla fine di quel tour un grave incidente stradale ha imposto un lungo stop alla nostra attività. Dopo un po' abbiamo realizzato un nuovo demo con la speranza di attirare l'interesse di qualche etichetta un po' più solida di quelle con cui avevamo lavorato fino a quel momento. Erano i tempi in cui furoreggiava il black metal e già si preparava l'avvento del nu metal per cui la nostra proposta non deve essere sembrata troppo in linea con i tempi. Allora abbiamo iniziato a lavorare al secondo album, che abbiamo anche registrato mentre il clima tra di noi era sempre più deteriorato. Al termine delle registrazioni abbiamo deciso di interrompere la nostra attività, senza neanche pubblicare il disco – ne avevamo avuto davvero abbstanza di tutti i casini e anche dell'indifferenza che ci circondava. Alla fine del 2003 ho deciso di ricominciare coi Resurrecturis. Il secondo disco è stato pubblicato come autoproduzione con il titolo "The Cuckoo Clocks Of Hell" e successivamente è stato ristampato da Mondongo Canibale (Spagna). Tra il 2005 ed il 2007 abbiamo fatto una serie di tour in giro per l'Europa accompagnando band del calibro di Vital Remains, Macabre, Impaled Nazarene e Jungle Rot. Finalmente ci siamo messi al lavoro per il terzo disco, "Non Voglio Morire", uscito da qualche mese per su Casket (UK).
Essendo, come si è detto, tra i prime mover del genere in Italia come ti fa sentire il fatto che il death sia sempre stato un po' snobbato qui da noi?
Non ci ha reso la vita facile il fatto di esserci formati in Italia, però credo che alla fine possiamo dire che oggi siamo quello che siamo anche perché venendo dalla provincia della provincia siamo stati meno esposti alle influenze dei gruppi stranieri e quindi forse abbiamo avuto la possibilità di sviluppare uno stile almeno in parte personale.
Visto che sei sulla scena da un bel pezzo secondo te quali sono le band nostrane che avrebbero meritato più successo (e non l'hanno ottenuto)?
Bulldozer, Necrodeath, Death SS e Negazione senza ombra di dubbio. Quelle erano band all'avanguardia per i loro tempi. Non hanno mai avuto la possibilità di competere alla pari con le controparti straniere. In Scandinavia i musicisti che vogliono fare sul serio campano con il sussidio di disoccupazione. Oggi quei paesi vantano band di successo planetario ed un livello medio dei musicisti molto elevato. Per contro noi in Italia abbiamo la SIAE che si presenta a battere cassa non appena una quindicina di compagni di scuola si riuniscono per ascoltare un po' di musica.
Recentemente sono stato al Brooklyn Museum che è una delle principali strutture museali di tutti gli Stati Uniti: nel museo c'era una mostra fotografica temporanea intitolata "Who shot rock'n'roll" che raccoglieva una gran quantità di scatti celebri e meno celebri ad artisti rock. Visitando la mostra era subito chiaro che i curatori oltre ad essere dei conoscitori dell'arte fotografica, vantavano competenze importanti anche in campo musicale. In Italia una cosa del genere è impensabile. La musica rock è vista come una cosa per teenager. Uno sfogo giovanile. Non c'è un interesse serio, approfondito...
Veniamo a voi, la gestazione del nuovo album è stata piuttosto travagliata, ho letto, puoi dirci cos'è successo? E mi raccomando, vogliamo nomi, cognomi e misfatti!
Nomi e cognomi, eh? Vabbuò, ecco come è andata… Per il disco avevamo deciso di affidarci a Davide Rosati di ACME recording a Raiano in Abruzzo. Dopo aver portato a termine le registrazioni con una certa difficoltà (dovuta più che altro alla complessità del disco ed anche alla logistica infelice, visto che lo studio è piuttosto distante da dove viviamo), al momento di iniziare il missaggio sono iniziati i veri problemi.
Davide si è reso irreperibile per periodi lunghissimi di tempo in cui non si degnava neppure di rispondere al telefono. Le rare volte che si riusciva a parlarci prometteva di inviare i primi mix entro una settimana al più tardi, cosa che regolarmente veniva smentita dai fatti. Insomma dopo un'attesa estenuante mi arriva un CD con un po' di canzoni che non c'entrano niente le une con le altre. Cioè ad ascoltare il disco sembrava proprio che si fosse sforzato di accentuare le differenze invece che di dare compattezza al lavoro. Lo risentiamo e gli diciamo che proprio non ci siamo e che bisogna lavorare in un'altra direzione e lui che fa? Sparisce di nuovo… Alla fine mi sono proprio girate le palle, perché vedi, io non so come è abituato lui, ma io lavoro tutta la settimana in ufficio, poi nel week end oppure nelle ferie mi faccio 300 km e vado a registrare nel suo studio e pago per stare lì e mi aspetto decisamente che non escano fuori stronzate come questa, perché sono già pieno di cose da fare e l'ultima cosa di cui ho bisogno è di perdere tempo provando a rintracciare 50 volte in una settimana qualcuno che non mi risponde al telefono.
Insomma alla fine mi sono fatto dare le tracce non mixate e le ho portate da Paolo Ojetti (Infernal Poetry / Potemkin Studio). Dopo circa un mese avevo il master per la Casket in mano.
L'incontro al casello dell'A14 di Teramo dove Davide mi ha portato l'hard disk con le registrazioni è stato molto istruttivo. Mi ha detto che gli dispiaceva che le cose fossero andate così. Davvero patetico, no?
Alla fine di tutto cosa ne pensi del risultato finale? Sei soddisfatto di com'è venuto "Non Voglio Morire"?
Si, visto come sono andate le cose difficilmente si sarebbe potuto fare di più. L'unica cosa che spero è che in futuro non si ripetano storie analoghe a quelle che hanno segnato "Non Voglio Morire".
A proposito: perchè questo titolo?
"Non Voglio Morire" è uno slancio vitalistico contro il grigiore in cui si può affogare una volta che il tran tran quotidiano si regolarizza tra impegni lavorativi e casalinghi. Questo è un disco che si rivolge a quelli che credono che i sogni non debbano mai essere lasciati nel cassetto!
Nel titolo poi c'è anche un riferimento all'aspirazione all'immortalità che l'artista riceve tramite il perdurare della sua opera oltre il termine della sua stessa vita.
Come descriveresti oggi il sound della band? Lo trovo ricco di elementi esterni al death...
Sicuramente nelle nostre canzoni è possibile rintracciare influenze provenienti da ambiti musicali non riconducibili al death metal. In generale direi che ci sono 25-30 anni di rock duro che confluiscono in un disco come "Non Voglio Morire". È significativo che nelle numerose recensioni uscite i nomi che sono saltati fuori sono stati sempre diversi. Ascolto musica da quando ho 9 anni, a quei tempi il death metal neanche esisteva ed io mi sparavo dosi massiccie di Judas Priest, Black Sabbath, Ozzy, ecc. Tutte queste cose che ho divorato nel corso degli anni le ho metabolizzate e fatte mie. Ecco perché trovi così tante influenze diverse nel nostro sound. E poi non dimenticare che nel disco l'idea era di raccontare la storia del mio rapporto con la musica. Era quindi inevitabile fare qualche riferimento alla musica che mi ha accompagnato in questi anni.
Hai scelto di rendere il disco disponibile per il download dal vostro sito, in maniera totalmente gratuita, a cosa è stata dovuta questa scelta? E quanto ha fatto incazzare la casa discografica?
Secondo me con l'avvento di internet e dell'mp3 il rapporto della gente con la musica è irrimediabilmente cambiato. Sia nel bene che nel male. Opporsi a questo cambiamento non ha senso.
L'amara esperienza avuta con il nostro primo album, "Nocturnal", distribuito malissimo dalla Power Records, mi ha insegnato che per me la soddisfazione più grande è sapere che tutta la passione che mettiamo nella nostra musica, non rimane chiusa nel magazzino di una casa discografica, ma ci mette in comunicazione con altre persone in giro per il mondo. Sapere che quello che creiamo con così tanta fatica è fonte di piacere per qualche altra persona, mi mette la voglia di dare ancora di più e riprovarci.
La Casket ha detto subito che non trovava la nostra una buona trovata e che avrebbe avuto gravi ripercussioni sulle vendite del disco, ma hanno avuto l'onestà di non crearci problemi una volta che gli abbiamo confermato che la decisione era già presa.
I download dal sito procedono a ritmo sostenuto, non credo che la Casket avrebbe mai potuto disseminare tutte queste migliaia di copie in giro per il mondo. Tra l'altro anche i dischi più vecchi ed i nostri demo (pure disponibili sul sito) hanno beneficiato di una certa attenzione.
martedì 26 gennaio 2010
RESURRECTURIS - Il Richiamo della Foresta
sabato 23 gennaio 2010
DEATH SS - Back From The Grave
Intervista a: Steve Sylvester (vampiro, cantante, leader carismatico, grande vecchio del metallo italiano)
Articolo di: Michele Marinel
Sorvolo su qualunque forma di presentazione per una band semplicemente fondamentale per il panorama metallico italiano. Se non conoscete il combo pesaro-fiorentino vi consiglio caldamente di cospargervi di benzina, accendervi una paglia e poi (se ci riuscite) andare a documentarvi per colmare questa imperdonabile lacuna con la quale non si riesce a capire come abbiate potuto convivere fino ad oggi.
Detto questo avevamo lasciato Steve Sylvester e soci con un album apparentemente conclusivo, quel "7th Seal" che proprio le parole del leader della band ci aveva lasciato intendere come possible sigillo finale della carriera del gruppo. Le defezioni di alcuni membri ormai storici come Emil Bandera e Oleg Smirnoff lasciavano temere il peggio e invece l'inossidabile vampiro del metal italiano ha immesso nuove energie nella sua creatura e a sorpresa ha pubblicato un live pieno di amarcord ma che, allo stesso tempo, lascia qualche speranza per il futuro.
Introduzione
Ciao Steve, innanzitutto lasciami dire che è un piacere tornare a sapere che sei in attività. Ci avevi lasciati, all'indomani della pubblicazione di "The 7th Seal" con un grosso interrogativo riguardo al prosieguo dei Death SS. Cos'è successo in questo periodo?
All'indomani dell'uscita di "7th Seal" e dopo le due date da headliners all'Italian Gods of Metal e all'Headbangers Open Air tedesco, ho deciso di prendere una "pausa sabbatica" a tempo indeterminato. Dopo 30 anni il gruppo ha concluso un preciso ciclo vitale ed è giunto il momento di fermarsi per riordinare le idee. Ciò non significa necessariamente la fine dei DEATH SS: siamo sempre pronti a tornare sulle scene se e quando ci saranno le giuste combinazioni materiali e spirituali per farlo... Nel frattempo comunque non sono rimasto con le mani in mano. Mi sono dedicato al mio lavoro di grafico realizzando prodotti particolari per la Earmark e altre etichette, ho partecipato come attore ad un paio di film e alla fiction "L'ispettore Coliandro", ho scritto alcune colonne sonore e registrato due dischi (attualmente in fase di mixaggio) con due nuove band , gli Opus Dei e i Sancta Sanctotum... Come vedi sono sempre in frenetica attività!
Rispetto alla formazione che ha suonato nell'ultimo album oggi la line up della band è completamente rivoluzionata. Puoi riassumere per i nostri lettori come sono avvenuti (e perchè) gli split con gli ex componenti, in particolare con Emil Bandera e Oleg Smirnoff che militavano nella band fin dal suo ritorno sulle scene con "Do What Thou Wilt"?Com'è avvenuta la scelta dei nuovi componenti? E come mai hai scelto di tornare alla formazione a sei elementi che richiama alla memoria proprio il periodo di "DWTW"?
Oleg se ne andò dalla band perchè prese la decisione di staccarsi dalla musica per dedicarsi interamente ad un lavoro più sicuro e redditizio. Ovviamente non ho mai condiviso questa sua scelta, anche perchè era dotato di autentico talento, ma comunque non potei far altro che accettare la sua volontà. Fortunatamente nel frattempo si rese disponibile Freddy Delirio che aveva già militato nella band nel periodo 1995/96 e con lui si trattò quindi di una rimpatriata tra amici. Stessa cosa con Ross Lukather che è rientrato nella band sostituendo il dimissionario Dave Simeone con il quale avevamo invece avuto alcune divergenze professionali... Discorso a parte riguardo Emil Bandera che dopo più di 10 anni di militanza nella band stava sempre più accusando uno stato di "fermo creativo" e di mancanza di stimoli che ci ha portato ad una reciproca ed amichevole separazione. A quel punto decisi di accontentare la maggioranza dei nostri fans che da tempo chiedevano un ritorno alla formazione a due chitarre, sicuramente più di impatto in sede live. Così, dopo molte audizioni, sono entrati in formazione Francis Thorn e Al DeNoble, due ragazzi tecnicamente bravissimi e fantastici anche sul piano umano.
In termini umani ed artistici cos'hanno comportato questi cambiamenti e cosa comporteranno per i Death SS nel prossimo futuro?
In termini tecnici/artistici penso che questa line-up sia probabilmente la migliore che i DEATH SS abbiano mai avuto e anche sul piano umano c'è veramente un clima di grande stima ed amicizia tra tutti noi. Questo mi lascia ben sperare per un futuro ritorno dei DEATH SS...
Avete pubblicato un nuovo live album, registrato e filmato all'Italian Gods Of Metal dell'anno scorso. Com'è nata quest'idea?
L'idea di fare uscire una testimonianza della nostra esibizione come headliners all'Italian Gods of Metal scorso è nata principalmente dai fans che seguono il forum del nostro sito internet ufficiale. Avevamo già le registrazioni audio dal banco, che andavano solo selezionate e mixate. Non avevamo però le riprese video. Per questo abbiamo messo degli annunci proprio sul forum dei DEATH SS invitando tutti coloro che avevano fatto delle riprese bootleg della serata a inviarci il loro materiale. Alla fine abbiamo scelto e montato le riprese migliori che ci sono pervenute, dando la precedenza nella scaletta, alle canzoni che non avevano mai trovato precedentemente spazio in altri nostri DVD o CD live...
Il DVD/Disco è pubblicato dalla Live Global, della Live In Italy quindi sostanzialmente il live è prodotto dalla stessa società che ha organizzato il concerto. Questo tipo di operazione è già stata tentata all'estero, penso ai live tratti dal Roadburn, credi che sia un buon modo per legare gli eventi dal vivo al mercato discografico? Che tu sappia ci sono altri progetti simili in cantiere?
La Live sta iniziando da poco a cimentarsi anche nel mercato discografico e quindi questa proposta di ufficializzare su supporto ottico l'evento da loro patrocinato (seppure per una tiratura limitata di sole 2000 copie) è stata accolta con entusiasmo. Non so se la cosa avrà seguito o meno ma sono convinto che, soprattutto se il prodotto verrà venduto ad un prezzo molto ragionevole, si tratti di una buona idea sia per le band che per i fans.
Quel live in particolare riportava in scena tutto il repertorio classico della band, sia in termini musicali che scenografici. Questo periodico ritorno alle radici (era successo anche per il "God Of The Withces" tour) è funzionale alle vostre successive evoluzioni? Non hai mai sentito questa cosa un po' come una sconfitta del tuo percorso evolutivo?
No, perchè si tratta comunque di cose che fanno parte della nostra storia e del nostro bagaglio culturale.
Vista l'importanza delle show, abbiamo prima sondato a campione i fans che seguono i nostri siti internet per sapere da loro quali canzoni avrebbero gradito maggiormente ascoltare (e vedere). Ovviamente il repertorio classico.
Venendo proprio alle possibili evoluzioni: che progetti ci sono in casa Death SS? E per lo Steve Sylvester solista? Ci saranno mai nuovi dischi?
Per quanto riguarda i DEATH SS, come ti ho già accennato prima, al momento non ci sono progetti precisi. Anche come Steve Sylvester solista al momento non ho in programma di dare un seguito a "Mad Messiah". Comunque sono al lavoro su altre due formazioni che mi vedono protagonista, e ben presto potrai ascoltare nuove cose che mi riguardano anche se saranno piuttosto diverse dalle mie passate produzioni ....
Tralasciando per un momento la musica, com'è nata la collaborazione con i Manetti Bros che hanno utilizzato alcuni pezzi, vecchi e nuovi, dei Death SS per la colonna sonora della seconda serie de "L'Ispettore Coliandro"? Tu cosa ne pensi dell'utilizzo della tua musica in un contesto estetico così diverso da quello consueto per te e per la tua band? La serie ti è piaciuta?
Tempo fa venni contattato tramite il mio myspace da Marco Manetti che si dichiarò fan della band. La cosa mi fece molto piacere perchè avevo già avuto modo di vedere alcuni lavori dei Manetti Bros, ed ero rimasto colpito dalla loro carica ironica e fuori degli schemi. Ne nacque un'amicizia epistolare in seguito alla quale entrambi scoprimmo di avere in pratica le stesse radici culturale legate al cinema e ai fumetti "trash" italiani degli anni ‘70. La cosa portò ad una collaborazione e a partire dalla seconda stagione, tutte le puntate della loro fiction "L'ispettore Coliandro" avrebbe avuto al suo interno una o più canzoni dei DEATH SS. Visto poi il successo della serie stiamo tuttora continuando questa piacevole cooperazione.
Sono molto contento della cosa e non credo che il contesto sia poi così estraneo alle radici culturali della band. La serie scritta da Lucarelli è in alcuni versi molto estrema e fuori dell'ordinario e questo sicuramente ci accomuna....
Di recente è stato pubblicato un trailer del film "The Devil's Graal" in cui sei sia attore che curatore della colonna sonora, puoi darci qualche anticipazione riguardo a questo nuovo progetto?
E' un progetto nato dalla mia collaborazione con altri musicisti come Culto Prietsu (ex Mayhem) e Tsade (Guru of Darkness) e lo staff della Extreme Video. Al momento il film non è ancora terminato perché stiamo cercando ulteriori finanziamenti per poterlo completare degnamente. La sceneggiatura l'ho curata personalmente assieme al mio amico Antonio Bruschini, che ha già lavorato con Pupi Avati e Dario Argento. Non ti posso ancora svelare nulla sulla trama. Per il momento ti devi accontentare del promo che circola da qualche tempo sul web. Spero di poterlo far uscire entro la fine del 2010.
venerdì 15 gennaio 2010
POISON THE WELL
Intervista a: Ryan Primack
Articolo di: Filippo Cattuzzo, Enrico De Domeneghi
Poison The Well. Tra i primi a seguire le coordinate metal hardcore, tra i pochi a mantenere credibilità in una scena che negli ultimi tempi ha perso di credibilità lei stessa. Ce li andiamo a vedere prima a Vicenza, in un Sabotage Bar meno affolato del solito, e la nuova formazione puzzle (il bassista e il chitarrista sono innesti datati 2008) ci convince. Filippo li segue a Bologna, seconda data del tour europeo con Rise Against e Thursday, per incontrare Ryan Primack, il chitarrista storico della band floridiana fresca dell'ultimo 'The Tropic Rot'.
Ryan Primack, al centro nella foto, è uno dei tre superstiti della formazione originaria dei Poison The Well, nonchè, assieme a Aryeh Lehrer, membro fondatore della band. In precedenza chitarrista dei Where Fear And Weapons Meet (mebri di Against All Autority e Morning Again), e bassista dei Last Minute. Attualmente, nei live dei Poison The Well, suona una chitarra semiacustica. La classe non è acqua. E' veleno, infatti.
sabato 5 dicembre 2009
HANDFUL OF HATE - Coerenza e determinazione
Intervista a: Nicola Bianchi (vocals & guitar)
Articolo di: Simone "M1" Landi
Freschi dell'uscita di un nuovo devastante lavoro "You Will Bleed", abbiamo scambiato quattro chiacchiere con un determinatissimo Nicola che ancora una volta ci dimostra il significato del termine coerenza.
Ciao ragazzi, benvenuti sulle pagine di Ncore Webmagazine e grazie per la disponibilità a concederci questa intervista, veniamo subito al punto. E' fuori ormai da alcuni giorni il vostro nuovo disco "You Will Bleed", quali sono le vostre sensazioni a riguardo? Quali le reazioni di pubblico e critica?
Grazie a voi per l'intervista. Sì, il disco è uscito ufficialmente il 4 novembre scorso e le prime impressioni sono ottime. Le recensioni sono entusiasmanti e stiamo ottenendo voti altissimi (tra cui 14/14 su Legacy in Germania) su molti magazines che solitamente non vedono di buon occhio le bands estreme che vengono dall'Italia. L'etichetta ha già dovuto ristampare perchè tutta la prima stampa è in giro per il mondo tra i distributori che, a quanto pare, stanno avendo richieste di gran lunga superiori rispetto al precedente album.
Il vostro quinto disco vede presente una line-up profondamente rinnovata rispetto al passato, volete ricapitolare le vicende che hanno portato a questa situazione ai lettori che non le conoscono?
Penso che un po' tutti sappiano che abbiamo sempre avuto problemi interni e quanto sia difficile trovare musicisti motivati e duraturi nel nostro paese. Semplicemente nel 2007 le premesse con le quali avevamo stabilito un rapporto tra i membri erano venute meno a causa di atteggiamenti sbagliati, cambi costanti di opinioni e comportamenti solo deleteri, la band era arrivata ad uno stallo. Già mesi prima mi ero reso conto che a breve sarebbe successo un vero e proprio rinnovamento, da qui cominciai a prendere contatti con nuovi musicisti ed a lavorare con loro. Bastò una piccola scintilla ed i 3/4 della band si autoeliminarono. Da qui ho ricominciato un lungo e duro lavoro molto meticoloso che ci ha portato a distanza di un anno a tornare live, e dopo due anni dal cambio di formazione a riproporci con un nuovo disco. E' stato un grande successo personale, nonostante faccia invidia e scateni costanti gelosie che sfogano in atteggiamenti miserabili e puerili, ma non me ne curo, io vado avanti per la mia strada. Ho sempre detto "nessuno qui è indispensabile", si lavora per un fine comune e le rockstars, specialmente quelle che ogni quattro mesi cambiano opinione sui generi musicali, è bene continuino per la loro strada. Ho bisogno di persone umili e motivate che siano felici di produrre qualcosa sotto questo nome, non di caratteri arroganti e vili. Detto questo non ho niente contro chi ha attraversato la storia di questa band dando un suo contributo, ho solamente bisogno di coerenza e costante voglia di lavorare per una causa comune. Lascio le infamie, le voci false, pettegolezzi e soprattutto le sterili lotte di quartiere, che si compiono nella miseria della nostra scena metal, ad altri. Io rispondo solo di persona! Chi vuol capire capisca.
Quali pensate possano essere i punti di forza di "You Will Bleed"? Quali le differenze con gli album del passato?
Innanzi tutto un ritorno al Black Metal puro delle origini. Poi aver sfruttato un ottimo chitarrista con ottime idee come Deimos sia nel suonato che nella produzione. Abbiamo puntato molto poi sulla sessione ritmica di Andrea. Finalmente un drumming preciso, che annovera molte parti dispari da quelle pari, i pezzi registrati con click, magari a discapito di qualche bpm di velocità, ma senza il bisogno di giorni interi di editing di batteria per sistemare, tutto avendogli lasciato libertà di proporre nuove soluzioni sui toms e sui piatti. Penso che questo sia un album maturo e completo.
Quali sono gli argomenti che avete trattato nei testi?
La mia linea è quella di un esame della materialità terrena. Niente o quasi di trascendentale, aberro i soliti testi Black Metal, le solite immagini coi lupi, foreste etc. (specialmente quando sei italiano secondo me ti copri di ridicolo!) ci sono molte altre cose e più originali dei soliti sentieri tracciati dal nord Europa. Ho sempre avuto un forte interesse per la carnalità estrema, le forme di piacere più raccapriccianti dettate dalla letteratura erotica del Settecento fino ai giorni nostri ed una sentita battaglia, questa volta, non contro figure iconiche che rappresentano il culto della Cristianità ma contro il cancro che inquina la nostra esistenza tutti i giorni: la Chiesa cattolica di Roma. Detto questo il nuovo album tratta moltissimi aspetti incluse le grandi epidemie che hanno decimato "le umane genti" fino alle reazioni più efferate all'agonia del vivere.
Abbiamo parlato di passato, potreste commentare brevemente le tappe del percorso degli Handful Of Hate attraverso le varie uscite discografiche?
Nel 1995 uscì il primo demo "Goetia Summa", nel 1997 il primo album "Qliphothic Supremacy" e nel 1999 il secondo "Hierarchy 1999". Segue una fase abbastanza lunga in cui tra problemi di formazione e stallo discografico inizia una vera e propria maturazione musicale, i primi sintomi si intravedono nell'EP "Death From Above" del 2001 e il vero e proprio sviluppo in termini di professionalità e maturità compositiva si ha col terzo album "Vicecrown" nel 2003. Seguono sempre nello stesso anno due releases a stretto giro l'EP "Scorn And Conquest" ed il mcd "Blood Calls Blood". Nel 2006 il quarto cd "Gruesome Splendour" e finalmente si arriva all'ultimo album uscito da un mese scarso "You Will Bleed".
Con oltre quindici anni di carriera alle spalle vi possiamo considerare fra i veterani del metal estremo tricolore e ne avrete passate sicuramente di tutti i colori. Quali ritenete però essere il momento più alto e quale il più basso della vostra storia? Avete mai avuto intenzione di gettare la spugna dopo un particolare evento negativo?
Nonostante alcuni personaggi mossi da invidia per la nostra continuazione e sviluppo musicale dopo il 2007 si siano affannati a dire che eravamo morti, mai a me è passato per la testa di gettare la spugna, ho solo pensato di riorganizzarmi che è molto differente. Momenti particolarmente difficili sono stati nel 1994 quando subii il lutto del mio bassista e nonostante tutto ripartimmo dedicando a lui il primo demo ed il primo album. Momenti positivi direi adesso con l'uscita del nuovo album, ed una condivisione dell'esperienza musicale con persone motivate e mature. Son stato molto bene anche nel 2007 quando i 3/4 della formazione si autoeliminarono, uscendo da un periodo annuale di stress recuperai sei kg in tre mesi!
Che cosa è per voi ora, nell'anno 2009, il black metal? Solo un genere musicale o qualcosa di più profondo?
Un genere musicale che include a più e differenti livelli uno stile di vita proprio.
C'è qualche disco che vi ha particolarmente colpito ultimamente oppure un'artista o gruppo che avete riscoperto?
Più che in positivo mi hanno colpito alcune grosse bands che continuano a distanza di dodici mesi a sfornare album in serie per obblighi contrattuali. Sanno suonare divinamente, è raro che facciano uno schifo, ma si sente che di fresco non c'è niente. Addirittura si sente un reciclare di riffs e soluzioni già fatte mille volte e aggiornate di pochissimo.
Chi sono e cosa fanno gli Handful Of Hate una volta svestiti i panni di musicisti nella vita di tutti i giorni?
Siamo quattro persone che lavorano in settori differenti. L'unico che campa di musica è il nostro batterista avendo molti allievi, stages e corsi continui. Io personalmente sono laureato in Storia Medievale ma sembra quasi impossibile di questi tempi trovare impieghi nell'ambito culturale. Ragion per cui attualmente sono un lavoratore autonomo nel campo dell'artigianato.
Quali sono i vostri programmi per il futuro? Come vi state muovendo sul fronte dei concerti? Quanto è importante per voi la dimensione live?
Per noi la dimensione live è fondamentale. Stiamo chiudendo adesso le date per la primavera includendo paesi come Spagna, Francia, Grecia e l'est Europa.
A voi la parola per chiudere questa intervista.
Ringrazio voi per l'intervista e le persone che ci seguono e supportano apprezzando la nostra musica. Grazie!
venerdì 4 dicembre 2009
SUICIDAL ANGELS - Dal profondo dell'oscurità
Intervista a: Patos (guitar)
Articolo di: Davide Pozzi
Appena usciti con il loro devastante secondo album "Sanctify The Darkness", i greci Suicidal Angels si apprestano a mettere a ferro e fuoco l'intera Europa, con una serie di date al fianco dei Kataklysm. Patos chitarrista della band ellenica, risponde ad alcune delle nostre domande.
Ciao ragazzi, come vanno le cose?
Ciao, tutto bene! Siamo stanchi perché proviamo cinque giorni a settimana, ma finalmente a gennaio saremo on the road. Siamo eccitati perché il nostro nuovo album è appena uscito e vogliamo sentire il parere dei nostri fan.
Il vostro secondo album “Sanctify The Darkness” è appena uscito, cosa puoi dirmi al riguardo?
Beh è senza dubbio il nostro lavoro più maturo. Abbiamo investito un sacco di denaro per questo disco, è stato registrato in Germania nel marzo 2009 con l’aiuto di R.D. Liapakis dei Mystic Prophecy ed è fino ad ora la nostra creatura più professionale. E’ uscito per Nuclear Blast e abbiamo già girato un videoclip per uno dei brani.
Cosa troviamo in questo nuovo album che non era presente in “Eternal Domination”?
“Sanctify the Darkness" è decisamente più maturo rispetto “Eternal Domination”. Abbiamo avuto il tempo di esaminare la struttura delle canzoni, inserendo parti mid-tempo senza però alterare quello che sono le nostre caratteristiche. Come ho detto prima il nostro debutto è stato come una jam session, il nostro secondo “figlio” è più variegato, suona meglio in termini di produzione (poiché abbiamo registrato in condizioni professionali) e ha molti altri dettagli in più.
Dopo un ottimo debut-album, si sono create molte aspettative per il vostro nuovo lavoro, come avete gestito questa pressione?
In realtà non abbiamo ricevuto nessuna pressione, dal momento che quando abbiamo iniziato a registrare l’album non avevamo ancora firmato con la Nuclear Blast. Semplicemente cercavamo una nuova label per promuovere il nostro lavoro ed è spuntata la NB. Così non abbiamo avuto nessuna pressione, ci siamo presi il nostro tempo per comporre i pezzi e in circa venti giorni le registrazioni sono finite.
Come procedete per la creazione dei brani?
Si tratta di un lavoro collettivo. Abbiamo sempre composto le nostre canzoni in sala prove, lavoriamo a casa su diversi riff e idee, poi mettiamo tutto insieme e cerchiamo di tirarne fuori qualcosa. Cerchiamo di capire cosa si adatta meglio ai diversi riff e alla fine della giornata tiriamo fuori due tre pezzi. Poi Nick scrive i testi e Angel diverse volte lo aiuta, dopo di che la canzone è fatta. A volte però non è così facile, potrebbe passare una settimana senza tirare fuori nulla di buono e poi magari scrivere tre brani in un giorno solo. Tutto dipende dal nostro stato d’animo e da quanto siamo ispirati.
Da dove viene fuori la fantastica cover di “Sanctify The Darkness”?
La cover è stata creata da Kristian Wahlin e siamo convinti che nessuno avrebbe potuto fare di meglio. Fondamentalmente la Nuclear Blast ha assegnato il compito a Kristian, perché noi non avevamo nulla in mente di particolare che potesse essere utilizzato come cover, gli abbiamo solo dato un paio d’idee su quello che volevamo vedere in copertina e lui l’ha fatto! Noi la amiamo è una cover fantastica.
Quanto è importante l’esibizione live per una band come la vostra?
I live sono sempre stati importanti, non solo per i Suicide Angels ma per ogni heavy metal band che si rispetti. E’ il luogo dove una band ha la possibilità di dimostrare ai fan che tutto quello che sentono in un disco è reale. Si arriva sul palco, tutti insieme e lì dimostri a tutti se sei vero o falso. L’esecuzione live di fronte ad un pubblico “selvaggio”, è un sentimento che non si può paragonare a nulla. L’energia, il ruggito della folla, le luci, il sudore, il calore; non si può spiegare è semplicemente fantastico.
Voi siete una band 100% thrash metal, quali sono le vostre principali influenze?
In realtà il nostro sound è anche death metal, ma è vero in gran parte facciamo thrash. Le nostre influenze variano a seconda dei gusti dei membri della band, ognuno di noi ha dei gruppi preferiti. Anche se tutti noi amiamo band come: Slayer, Kreator, Forbidden, Dark Angel, Sepultura. Talvolta riascoltando la nostra musica troviamo delle similitudini con band come Suffocation e Possessed!
Quali sono gli immediati progetti futuri?
I nostri progetti per il futuro…Beh il 7 gennaio cominceremo un tour con Kataklysm, Belphegor, Darkest Hour e Resistance. I primi di febbraio torneremo a casa, dove forse faremo un altro tour, ma non c’è ancora nulla di organizzato. L’8 maggio abbiamo in programma un grosso concerto ad Atene e poi abbiamo diverse esibizioni da fare nei vari festival estivi. Sarà un grande anno per noi.
Confesso che non vedo l’ora di sentire live brani come Bloodthirsty”, “Apokathilosis”, “Lies”, “No More Than Illusion” o la spettacolare “Atheist”. Quando verrete a suonare in Italia?
Saremo a Bologna il 19 gennaio durante il tour con i Kataklysm e sappiamo che voi ragazzi ci sarete. Abbiamo sentito molto parlare dei nostri fratelli italiani e vogliamo scoprire da soli se il pubblico italiano è davvero pazzesco come si dice in giro. Vi aspettiamo all’Estragon di Bologna sotto il palco! Saluti.
giovedì 3 dicembre 2009
PITBULL TERRORIST - La rivolta ha inizio
Ciao ragazzi, come vanno le cose?
Al solito grazie. Stiamo organizzando scioperi e altra merda!
Sta per uscire il vostro album “CIA”, cosa volete dirci al riguardo?
L’atmosfera dell’album è aggressiva: è malato, austero, stimolante, preoccupante e inquietante. Sarete sorpresi da esso.
Qual è il vostro messaggio?
Noi non abbiamo intenzione di dare risposte alla gente. Ci poniamo delle domande. Usando altri termini: tutti noi abbiamo della merda nei nostri pantaloni, noi non siamo quelli che vengono a pulirti il culo, siamo quelli che vengono a dirti che si sente puzza di merda. Ascolta e impara.
Come mai la scelta di utilizzare la musica per divulgare le vostre idee?
La musica è un linguaggio universale. In questo modo possiamo avere più alleati che in qualsiasi altra maniera.
Com’è nata l’idea di creare i Pitbull Terrorist?
Noi quattro ci siamo seduti ad un tavolo per cercare di capire qual era il piano migliore per portare avanti i nostri piani. Così venne fuori l’idea di usare la musica, ovviamente aggressiva, per divulgare il nostro messaggio. E qui ci troviamo ora, pronti per la fase successiva. Sentirete parlare di noi.
Come mai la decisione di chiamare l’album “CIA”?
Perché no? Avevamo diverse opzioni per il titolo, ma questo si adatta meglio ai nostri scopi.
Chi è l’autore dei testi dei Pitbull Terrorist?
Dietro i testi dei nostri brani ci sono le idee di tutti noi.
Come possiamo definire il vostro sound?
La nostra etichetta ci definisce Terror Thrash, ma per noi è solo un tentativo di etichettare e schematizzare la nostra musica. Ascolta e impara.
Quali sono le vostre influenze musicali?
Potete scoprire le nostre influenze ascoltando la nostra musica, non c’è bisogno di elencarle qui.
Avete in programma un tour?
Per adesso non dico nulla. Verrete informati al momento giusto.
Quali sono gli immediati progetti futuri?
Questo è il nostro progetto futuro. C’è molto che deve ancora venire. Aspetta e vedrai.
venerdì 27 novembre 2009
THE 69 EYES - Intervista Col Vampiro
Intervista a: Jyrki 69 (voce)
Di: Martina d'Errico
1.Possiamo dire che con "Back In Blood" state aprendo una nuova era, dopo quella conclusasi col box set?
Precisamente! In generale il suono e il sangue rimangono gli stessi, ma c'è qualche forte influenza losangelina per farli rockeggiare di più!
2.Di quali argomenti parlate in questo album?
E' tutto riguardante i vampiri. Cos'altro c'è di interessante al mondo?
3.Da dove viene la vostra ispirazione? Che metodo utilizzate per scrivere le canzoni?
All'inizio, quando scrivevo le prime canzoni con i testi incentrati sui vampiri, mi sono accorto che ero totalmente preso da questo tema, così mi sono circondato di tutte le novità concernenti queste creature della notte - per aggiornarmi!
4.Avete appena firmato con la Nuclear Blast. Come mai avete scelto questa casa discografica e come sta andando la collaborazione?
La Nuclear Blast ha fatto uscire il nostro box set, "Goth'n'Roll", e ha fatto un grandissimo lavoro nel promuoverlo. "Promozione" è la parola chiave di questi tempi; la musica è quella che parla e dimostra le tue capacità, ma le persone hanno bisogno di sapere che tu esisti!
La Nuclear Blast ci ha rimessi in primo piano.
5.Usate molto Internet per comunicare coi vostri fans. E' utile per ricevere riscontri sul vostro lavoro e su quello che la gente ne pensa?
Onestamente cerco di evitare la rete dato che non ho il tempo che dovrei dedicarle. Immagino che dovrei aggiornare spesso il blog ma non ne ho tempo - vivo e faccio rock nel mondo reale. I fan sono sempre affamati di notizie, così come Renfield lo è di scarafaggi e mosche (naturalmente citazione da "Dracula" di Bram Stoker - nda) e facciamo del nostro meglio per tenerli aggiornati. Facciamo questo per i nostri fan, sono loro i nostri capi, ma per mantenere tutto interessante ed eccitante vogliamo sorprenderli con cose nuove ogni volta. Quindi vederli ai nostri spettacoli o comprare i nostri dischi è il modo per comunicare al livello più alto.
6.Cosa puoi dirci di un prossimo tour? Vi vedremo dal vivo?
Andremo in tour prima negli Stati Uniti, quindi in Finlandia e infine in Europa. Non vediamo l'ora di suonare dal vivo per voi, gente!
7.Jyrki, collabori ancora con l'UNICEF? Cosa stai facendo per loro al momento?
Sì, sono un Goodwill Vampire! Il prossimo impegno sarà in Novembre, visiterò l'Habbo Hotel per l'evento dell'UNICEF. Ci vediamo là!
8.I vampiri hanno sempre avuto un ruolo molto importante nella vostra musica e immagine. Cosa ne pensi di film come "Twilight" o "Lasciami Entrare"?
Mi piacciono entrambi! Rappresentano una nuova generazione di esseri con le zanne. I 69 Eyes ovviamente devono di più alla generazione di Christopher Lee e degli anni '60 e '70, ma abbiamo anche bisogno di sangue fresco, così la nuova scena è la benvenuta!
9.Dicci qualcosa sul regista e la storia del vostro nuovo video, "Dead Girls Are Easy".
Il video è stato girato dal solo e unico Bam Margera. Ha fatto il video "Lost Boys" con noi cinque anni fa, così questo è stato come un seguito. La trama è molto anni '80, rifacendosi sia ai video degli ZZ Top che a quelli di Michael Jackson - puro divertimento!
L'abbiamo girato in un weekend molto fico a West Chester (PA, USA) e le ragazze morte si sono rivelate molto belle e facili ;-)
Grazie per aver risposto alle nostre domande.
Blessed Be!
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